Giuseppe Cristofani

 

 

P I O L I

ricordi e impressioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 C-group

 

2003

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

JAZZ

 

 

 

L

 

ente, strazianti,

le Note entrarono

(senza chiedere il permesso)

nella Mente.

 

Gli echi iniziarono a volteggiare,

rimbalzando nel Palazzo,

come falene impazzite,

anelando l’uscita

divincolandosi nei meandri del Labirinto.

 

Poi

 rapido

un lampo di luce

abbagliò

e la Sala delle Feste

(i mobili coperti da bianchi drappi)

sussurrò dal tetro degrado

l’antico splendore.

 

Le falene, al segnale,

si organizzarono

in bande di sette.

Puntarono l’origine della Luce

altalenando sul pentagramma.

La bocca si aprì e, sospinte

da un soffio di fiato,

le farfalle si dissolsero in canto.

 

 

 

 

 

 

 

8/98

 

 

 

 

 

 

La meta

 

 

S

telle, Stelle, Stelle.

Infinite Stelle posso contare

nel cielo.

Così vicine e così distanti                                         

   piccoli specchi di solitudine      

state. Come muta spiegazione,

    didascalica soluzione al dilemma

 dell’Uomo.

      Si è soli tra tanti muti universi

sconosciuti,

        come sostanze arcaiche di alchimie perverse.

 

    L’Alambicco unirà i corpi

e la Galassia distenderà la sua spirale

  e sulla sfera fatta linea

     ci incammineremo

 

(già stanchi)

 

verso

    l’ultima

        meta:

           noi stessi.                           

 

 

 

 

 

                            8/98           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autunno

 

Dita nere di nubi, già nella notte,

rubarono le stelle.

E cinsero la luna rapaci,

come adunchi artigli di mano

antica.

 

 

E il giorno nacque

nacque già grigio

e orfano di Sole nacque.

 

Allora la Terra, 

stupita,

si preparò rapida a ricevere

Pioggia.

 

…Annunciata da cupi tamburi

la Dama  inattesa

la corteggiò con poesie di vento,

accarezzandole i campi riarsi.

 

Poi aprì le mani e la profuse di

piccole

               perle

lucenti

 

Lei, bisognosa e confusa, esitante e trepida

dopo poche schermaglie

distrasse di nebbia i testimoni dell’ intima unione.

 

Poi si concesse.

 

Arrendevole,

stordita

si aprì alle acque, ed ebbra di piacere bevve di baci ogni piccola goccia

che colmò tutti i solchi.

 

 

Distese tutte le rughe che il Sole le scavò nelle carni

… la Pioggia la cinse e nell’abbraccio comprese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sole la amò

e di passione la travolse

d’amore arse

tutta l’estate arse,

le trasse ogni frutto,

le sciupò la bellezza

 

e la lasciò lì avvizzita ,

sterile,

esausta

consunta. Finita.

 

Cercò sgomenta un dono per Pioggia ,

un pegno del tenero amore

ma solo sabbia le trafilò tra le dita.

 

Allora in un brivido disperato si scrollò e offrì alla Pioggia,

sciogliendosi in pianto,

 

il primo volo di foglie d’oro. 

      

 

                                                                                                            7/98

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Prima

L

 

 a Ragazza comparse in punta di piedi

 Improbabile

 negli anacronistici abiti di scena

Esile grazia vestita di solitudine

così colma di vita nell’anima,

con silenziosi piccoli passi leggiadri

(quasi una danza)

guadagnò il proscenio.

Si raccolse abbracciandosi

intonando una nenia.

La voce si levo’ e da tenue diventò potente e modulò l’aria .

 

Silenzio.

 

Lentamente  si sciolse il monologo.

Prima trepido

Poi esitante

Poi sicuro  

Poi sfacciato

Poi ostinato e il diaframma impazzì

e anche il Gesto corse in aiuto della Voce.

L’attrice  misurò il palco e

con piccoli cerchi (poi con cerchi più ampi)

più ampi

    più ampi

      e più ampi ancora

ogni volta la ribalta fu percorsa in volo.

 

Tutto il corpo si scosse in un tremito e

il verbo rubò la mente dei paganti,

incatenò tutti alle poltrone inchiodando le membra e

 i sensi si persero in un mutuo donarsi.

 

Ancora, mentre il respiro ansimante scandiva i tempi,

il Pathos penetrò nella sala e si elesse Re.

Diresse la trama lasciando tutti col fiato sospeso e

quando l’ultima sillaba fu licenziata

ordinò alle membra il risveglio.

 

L’Attrice ingoiò l’affanno nel cambio di luci.

 

                     Sipario.

 

E ancor prima che il pianto imprigionasse la voce

esplose L’Applauso.

pervase la sala e alto si levò

poi si perse tra le tende,

     tremolò,

infine si spense.                             8/99

 

 

Time
L’

 

  orologio pesa il tempo

  da gran commerciante

  ne ricevi superfluo

 e lo paghi di più.

 

Ti trovi già grande a giudicare la vita

ti troverai ormai vecchio a ricordarti la vita.

 

Dove è finito il bambino ?

(se c’è mai stato il bambino) ?

 

I ricordi sfumano la realtà,

obliano

i sogni di atavici propositi

che mai videro fine.

 

Ma il tempo corre  trascinando  fronde

che cancellano sulla sabbia le tracce

degli errori ripetuti,

degli eterni amori

degli amici “per sempre” che non vedremo mai più.

 

C’è mai stato il bambino che spensierato …correva?

 

C’è qualcuno fuori dall’anima?

 

Muri eretti da mastri velocissimi

ci dividono,

illusi di parlare tra cuori a 195 lire al minuto,

ci crediamo vicini,

ma gabbati, ci ritroviamo

anime mute;

utenti irraggiungibili di

reti invisibili,

isolati in un deserto affollato.

 

Quante volte sono nato?   

 

Il tempo passa

e se l’Uomo non muterà

un Dio forse stanco conterà  i peccati.

ci abbandonerà soli su questa astronave sperduta.  

 

E resteranno lacrime e stridor di denti.

 

 

                                                               8/99

 

 

 

 

 

 

Canto d’amore

 

 

I

l primo giorno guardò i monti

e la vallata che sembrava non finisse mai.

Il vento carezzava l’erba e i fiori profumavano di nuovo.

Con lei guardò e muti si promisero la vita.

 

 

Tornò poi con filo e attrezzi e tutto scaricò,

gli angoli e le altezze con cura misurò.

Lentamente registrò ogni cosa e la pala trafisse il prato

finché la buona roccia cristallina risuonò.

Fu soddisfatto l’occhio e allora si arrestò.

 

 

Il secondo giorno lentamente tramontò.

 

 

Carico di sassi e calce

(albeggiava il terzo giorno),

al lavoro ritornò

posò le fondamenta e solide le sistemò.

Di sassi e calce, rapidi i muri conquistarono l’azzurro

ma quando il sole scese alla montagna

sentì la  nostalgia di Lei e se ne andò.

 

 

Il quarto giorno la pioggia lo bagnò

fino alle ossa, mentre il legno gravava sulla schiena

le gocce rigavano il bel volto

mentre i lampi illuminavano il sorriso.

La Donna sua poi venne e l’asciugò

e la pioggia prima triste e uggiosa

sul tetto una canzone ora intonò.

 

 

Il quinto giorno la pietra fu vestita

liscia come la pelle, vellutata.

Anche la terra dall’assito separata

e la finestra il mondo incorniciò.

Il suo amore però non c’era stata

e un sapore amaro l’animo gli rattristò.

 

 

 

 

 

 

 

Nemmeno il sesto giorno Lei si era veduta

mentre l’ascia scheggiava il legno duro.

l’armadio, il tavolo e le sedie erano pronte,

il letto fu completato ch’era sera.

Sul bordo si sedette e lì pensò.

 

 

L’ultimo giorno serrò l’uscio.

Oscuro in viso l’opera finita rimirò:

era perfetta come la sognava;

a mezzodì da solo desinò…

 

 

…Era già Vespro quando il focolare scoppiettava

e quando di vederla disperava

una mano morbida l’uscio chiuso picchiettò.

 

Di festa era vestita e, raggiante, una culla trasportava,

l’aveva ella stessa costruita con legno di ciliegio e con la seta.

 

L’Uomo la guardò con occhi nuovi, lucidi nell’ombra della sera,

le mani forti le cinsero la vita,

 

chiuse l’uscio….

…e con Lei

si addormentò.

 

 

 

 

 

 

 

La Fine.

 

Morte, non ti temo!

Io sono… già morto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La campionessa dei 100 metri

 

Capelli di rame vergine sciolti sul tuo corpo,

come sei bella ora che ti manca il fiato.

 

Hai corso tutta te stessa e sei felice,

ora che il respiro  forte affanna il cuore.

 

Se le parole ti escono soffiate, non temere,

te le accompagna il vento.

 

E parlano i tuoi occhi

che il sole accende più della tua gioia 

e pare che si accorgano di me.

 

Come vorrei che ora mi vedessi,

ma come puoi tra tutta questa gente,

eppur non vedo orgoglio o vanità

nei brillanti accesi dei tuoi occhi.

 

Potessi dirti queste mie parole

che ora lascio su questi pochi fogli,

con la mia voce, mentre tu mi guardi

correndo insieme con il vento in volto!

 

…Potessi dire a te cosa si prova

guardando un animale in corsa,

bello, mentre il vento lo scompiglia…

 

E vorrei sapere ora tutte le parole

per allinearle tutte quante in fila,

per raccontare a te cosa si prova

ad invidiare il vento che ti sfiora. 

 

E’ bello pensare che una Stella

per una volta possa innamorarsi d’un poeta

e con un raggio di luce l’incatena.

 

…Ma mentre penso tu sei già passata,

irraggiungibile, brilli ormai lontana…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Rete

 

 

Inizio’ banalmente,due tocchi, un passaggio

poi improvvisamente la geometria si distese

e la sfera danzo’ precisa tra i corpi.

 

I piedi, come fatati, accarezzazno il cuoio

imprimendo traiettorie quasi magiche

addomesticando la fisica.

Creando nuove balistiche.

 

Ogni parte anatomica  esigeva la sua parte il suo ruolo

e la porta tremava aspettando lo scocco.

Imprivviso, al momento opportuno, con ampia movenza,

una coscia oscillo’

colpendo la palla all’ipogeo del pendolo.

si stacco’ dalla terra in volo roteando parabolo’ e ridiscese.

l’uomo si protese stendendosi

era vicina

cosi’ vicina

la prendo.

ancora uno scatto…

 

Senti’ solamente un frùscio

di guanti

e il rumore del legno.

ricadendo (lo sguardo inorridito)

vide la rete

violata e puttana

accogliere calda la sfera rotante.

 

Dopo la terra lo abbraccio’

e il dolore non sembrava più il suo

quando mille occhi puntati

dopo una frazione di silenzio

ordinarono alle bocche

gia’ aperte di

urlare

 

Gol!

 


 

 

 

 

Conoscenza

 

 

Ora, appresa la magia, ora che posso

finalmente estendere la parola

ai confini del mondo,

ho incontrato

la fine

il limite del volo

tu

che hai fissato

al fotofinish l’istante dell’arrivo.

 

Verbo puro

tu

 

Noi che parliamo

d’Amore in un idioma affittato

possiamo capirci come se

ci conoscessimo da anni

e ogni barriera cade

pudore,

ingenuità

distanza

tempo.

Anche l’età si appiattisce e

si fa media

tra la tua e la mia

 

i Sogni,

il futuro ci avvolgono

con misteriose auree.

Spirali quantiche ci trasportano

tra passato e futuro

e

il presente turbinando ci inganna

tra i dominii del tempo in una

equazione insoluta.

Il punto d’incontro tra il tuo ed il mio tempo

ha intersecato le nostre sfere in un unico punto centrale

e la geometria

fredda e’ la sola ad inorridire!

 

 

 

 

 

 

 

 

Non c’è gelosia se parliamo di noi

non un gesto trattiene gli istinti…

E’ male?

Ti chiedo:

è male parlare d’amore? 

 

Mia giovane amica che parli di uomini col sorriso

sulle labbra

ti amo.

 

Ti amo perché quando parli di lei il tuo sorriso non spegni.

Amami affinché io non si spenga il mio sorriso!

 

Io ti amerò perché hai fissato l’attimo

ma lasci proseguire la corsa.

Ti amerò perchè sai essere triste ridendo

e la tristezza la vesti di gioia.

 

Ti amerò perché fai l’amore con gioia

e non con complicati riti euclidei (tu dici!)

 

Ti amerò perché,

piango nel dirlo,

hai sciolto il macigno nel petto

mutandolo in ghiaccio

e ora

lo  irraggi col calore delle tue parole…

a goccia a goccia

dimoia

e bagna l’anima

arsa

che può tornare a fiorire.