DOMENICA
di
Gaetano Mosca
Personaggi:
Domenica:
Fidanzata con Simone da
cinque lunghi anni, con lui intenta a ridipingere una casa che non ha il
coraggio di abitare.
Simone:
Compagno di Domenica, docente precario,
non ancora pronto per fare il grande salto. Coinvolto con la sua partner in
discussioni su cose che ancora non hanno.
Sax:
Musicista
inconcludente ed invadente. Abita nel seminterrato. La sua musica sarà comunque
la colonna sonora della commedia.
Valentina:
Amica collega di lavoro
di Domenica. Classica sfigata in amore, fino a quando non troverà sulla sua
strada Sax.
(tutti i diritti riservati 24 marzo 2005)
Il
sipario si apre su di un ambiente unico: salone-ingresso di un appartamento in
via di ristrutturazione. Sulle pareti si vedono i tentativi di varie scelte di
colori. La casa appartiene a Simone e Domenica, non più giovanissimi, ormai
fidanzati da lungo tempo. I due in salopette da imbianchino entrano portando
alcuni attrezzi, buste con barattoli di vernice, pennelli di vario genere, (in
alternativa si potrebbero cambiare nella stanza attigua). Tra una scena e
l’altra il tempo sarà scandito dal suono di un
sassofono.
(entrando)
Simone:
Hai spento il
cellulare?
Domenica:
Adesso controllo! Ma poi perché dovrei spegnerlo?
Non siamo mica al cinema.
Simone:
No, siamo a casa per lavorare,
abbiamo soltanto la domenica per venirci, e tu la scorsa, l’hai passata a
chiacchierare con quella cavallona di Valentina.
Domenica:
Doveva
dirmi delle cose importanti. E non chiamarla cavallona.
Simone:
Ma se
lavorate assieme, vi vedete al negozio tutti i giorni.
Domenica:
In
negozio parliamo poco, e poi la domenica…
Simone:
Ci sono gli
aggiornamenti, il supplemento domenicale, gli approfondimenti, le
moviole.
Domenica:
Va bene non scocciare lo spengo. Ecco fatto!
Disattivato. Contento?
Simone:
Calma non ti arrabbiare. Sei pronta per
il rito?
Domenica:
Oh no! Il rito no.
Simone:
Il rito
si! È fondamentale, ormai è diventata una consuetudine. Dai, dai, niente storie,
usciamo.
(i due escono per rientrare come gli sposi che varcano per la
prima volta l’uscio di casa, e cantando il famoso motivetto)
Pa pappapa…pa
pappapa. Oddio non ce la faccio, ma quanto pesi? Non sarai mica
ingrassata?
Domenica:
Ingrassata? Ma se è da Natale che sono a dieta,
secondo me sei tu che ti stai rammollendo. Mi raccomando tienimi, non farmi
cadere, ti sento instabile, che fai cedi?
Simone:
Che cedo e cedo,
sono una roccia, tu però non ti agitare altrimenti non ce la faccio. Ti ho detto
non…ti…agit… non…
Domenica:
Così mi fai cadere, attento,
cado…(ruzzolando per terra) Ma porca miseria.
Simone:
Quando ti tengo
in braccio non ti devi muovere!
Domenica:
Ma chi si è
mossa!
Simone:
Vieni salta su, riproviamo.
Domenica:
Tu sei
scemo! Piuttosto porta dentro gli altri barattoli di vernice. E ricorda che le
tradizioni si possono anche interrompere, specialmente quelle demenziali come
questa.
Simone:
Si padrona, lei moldo umana, moldo buona, io mangia.
(l’abbraccia mordicchiandole il
collo).
Domenica:
(schernendosi)
Smettila! Non perdiamo
tempo, che poi te la prendi con me.
Simone:
Va bene, va bene.
Suddivisione compiti: io finisco l’ingresso, tu puoi iniziare a dipingere la
cucina.
Domenica:
Nessuna allusione
spero!
Simone:
Allusione?
Domenica:
Si, allusione, bello
mio. Sulla cucina. Lo hai detto come se quello dovesse essere il mio posto di
lavoro, il mio regno, la mia prigione.
Simone:
Ma io l’ho detto così,
senza nessun doppio senso. Per me puoi iniziare da dove vuoi, anche dalla camera
da letto.
Domenica:
Ci risiamo, ecco un’altra allusione da
mandrillone.
Simone:
Mandrillone? Ma che cos’hai? Questa domenica
prendi tutto storto. Avanti dillo tu dove vorresti
lavorare.
Domenica:
Qui, accanto a te, insieme, spalla a
spalla.
Simone:
Due cuori e un pennello.
Domenica:
Si due
cuori e una …pennellessa.
(si danno un tenero bacio)
(Simone si
appresta a costruire un cappello da imbianchino con i fogli di giornale.
Domenica prepara le tinte.)
Simone:
Non ho mai capito come fanno gli
imbianchini a fare questi dannati cappelli!
Domenica:
Dai a me! Guarda e
impara…si piega così, così e così, poi arrivati a questo punto si tirano i due
lembi ed ecco…
Simone:
Ed ecco il Titanic.
Domenica:
Ti dico
che si fa così!
Simone:
Questa è una barchetta, la so fare anche
io.
(Domenica gliela accartoccia sulla testa)
Domenica:
Il
Titanic ha urtato l’iceberg. Ecco il tuo cappello da
muratore.
Simone:
Lo dicevo che ti eri svegliata con la luna di
traverso. Sarà meglio cominciare a lavorare. Sfoghiamoci sulle
pareti.
Domenica:
Forse è meglio.
Simone:
Allora ricordi?
Tre colpi verticali, tre orizzontali, tre verticali tre
orizz…
Domenica:
(con le braccia conserte guardando la
parete)
Bianco, tutto bianco, tu dici che tutto bianco va bene? Non pensi che
con l’andar del tempo stanchi?
Simone:
Tu dici, tu pensi. E’ la terza
volta che cambiamo il colore alle pareti. Il verdino proposto da te è passato di
moda prima che asciugasse. E il giallo? Pardon il tutto giallo, tutto giallo,
proposto dal tuo caro amico arredatore è passato di moda direttamente nei
barattoli. Adesso basta! Bianco è; e bianco sia!
(si affaccia sull’uscio
Sax, inquilino del seminterrato, sassofonista disoccupato, attraente ma
invadente)
Sax:
Salve ragazzi! Come procedono i
lavori?
Simone:
Bene grazie! Ma scusi lei chi è? Come è
entr…
Sax:
Tutto bianco? Non lo farete tutto bianco
spero!
Simone:
Dove va? Scusi, di la ce la pittura fresca è tutto in
disordine! Comunque se le interessa è tutto bianco anche di
là.
Sax:
Bianco? Orrore!
Simone:
Il bianco è di moda, si
addice a tutti i tipi di arredamento e poi a noi piace.
Sax:
Gustibus.
Tutto bianco è banale. Io per esempio avrei fatto tutto
giallo!
Domenica:
Vedi lui si che se ne
intende!
Simone:
Perché lui è pittore! Scusi, lei è pittore?
Architetto, arredatore, imbianchino. E poi qua ci dobbiamo vivere
noi.
Sax:
Appunto! Cosa dicevo io, ci viviamo noi: in questa scala
siamo tutti amici, una famiglia, tutti giovani. Nel momento del bisogno ci
aiutiamo ci consigliamo.
Simone:
Bellissimo! Allora ecco un bel
pennello e buon lavoro! E mi raccomando: tre verticali, tre
orizzontali!
Sax:
Mi dispiace ma devo proprio andare! Peccato lo avrei
fatto volentieri, ma devo provare un nuovo pezzo, sapete io suono il
sassofono…sto preparando un concerto…le mie dita…ok
ciao.
(uscendo)
Comunque io lo farei tutto giallo.
Domenica:
Che
ti dicevo? Giallo! Comunque simpatico, carino e simpatico. Lo
conosci?
Simone:
Ma chi lo conosce? Io lo odio quel curioso. Abita nel
seminterrato, non lo senti suonare tutte le domeniche quel maledetto
sax.
Domenica:
E’ lui? Bello, bravo e..
Simone:
…E artista!
Lo sai gli artisti…tutti un pò…non sai mai da che parte
pendono.
Domenica:
Per me pende bene!
Simone:
Lavorare,
lavorare, oggi non abbiamo concluso niente.
Domenica:
Non sarai mica
geloso?
Simone:
Di chi? Di quello? Ma fammi il piacere. Al lavoro, al
lavoro:
Domenica:
Lavoro, sempre lavoro. Che dici lo facciamo un
break, ho qui due snak e due coca diet. Che fai? Che guardi con quella faccia,
ti sei imbambolato?
Simone:
Ma come parli? Mi sembri una pubblicità
vivente! Mi dispiace ma io in questi casi parlo italiano. Ho qui un bel
pacchetto che mi ha preparato mia madre.
Domenica:
Ah si! E che cosa
ti ha preparato la mammina? La frittatina? O la fettina panata tanto
energetica.
Simone:
Per cortesia niente sarcasmo. Qui ci sono due
tramezzini fatti in casa: vediamo, in questo ci sono carciofini con tonno
pomodoro rucola e maionese.
Domenica:
Bene lo prendo! Mi hai
convinto.
Simone:
Ma io non volevo convincerti affatto. Ne resta uno
semplice con pollo spinaci e mozzarella.
Domenica:
Quello lo mangio
dopo.
Simone:
Troppo tardi, già gli ho dato un
morso.
Domenica:
Io non mi schifo! A proposito, spero che quando
saremo sposati non mi assillerai con la cucina di mammà. Potrà venire a cucinare
solo tre volte alla settimana.
Simone:
E gli altri
giorni?
Domenica:
Andremo noi da
lei.
Simone:
Cooosa?
Domenica:
Sto scherzando, scemo! Guarda
che io so cucinare.
Simone:
Su, andiamo a lavorare che non abbiamo
combinato ancora nulla. Ricorda tre verticali e tre
orizzontali.
Domenica:
Non avremo combinato nulla ma io sono già
stanca. Perché non andiamo di là.
Simone:
Di là? Perché che cosa c’è
di là?
Domenica:
C’è la nostra stanzetta, con la rete, il
materasso…
Simone:
Che stai dicendo, cosa
farfugli.
Domenica:
C’è il materasso, ci stendiamo un po’, tre
verticali, tre orizzontali…
Simone:
Ah! Ma non eri
stanca?
Domenica:
Stanchissima! Ma abbiamo solo la domenica per stare
un po’ da soli, io ho tanta voglia di te, oggi sei così
sexi.
Simone:
Sexi!? Conciato in questo modo, devi proprio volermi
bene!
Domenica:
Un mondo! Senta imbianchino, venga di là. Mi eccita
pensare all’operaio che mi sbatte sul letto.
Simone:
Adesso che è sta
storia dell’operaio.
Domenica:
Fantasia erotica!
Simone:
No!
Niente fantasie, immagina me e solo me. Lascia stare gli
imbianchini.
Domenica:
Che scemo! Sei geloso. Ma sei tu il mio
capomastro, il mio amore.
(lo abbraccia teneramente)
Li hai
portati?
Simone:
Chi? Gli operai, Cosa dovevo
portare?
Domenica:
Ma quale operai! I cosi.
Simone:
I cosi?
Ah, i cosini! No, oggi la farmacia era chiusa
e…
Domenica:
E!!!
Simone:
Insomma c’era un sacco di
gente.
Domenica:
E che problema c’è, ormai si trovano dappertutto, ce
li ha pure la nonnetta che vende le caramelle. Non fare quella faccia
mortificata. Io non voglio rischiare di restare incinta prima del
matrimonio.
Simone:
Significa che pure questa domenica vado in
bianco.
Domenica:
Andiamo in bianco, ancora in bianco, sempre in
bianco.
(si riaffaccia Sax)
Sax:
Brava! Lo dicevo, il
bianco non va, non regge. Il giallo invece è di moda. Magari con qualche tocco
di…
Simone:
Il tocco glielo faccio io e come diceva Totò gli faccio
anche il ritocco. E visto che ama così tanto il giallo domani legga il giornale,
sulla pagina di cronaca nera: troverà scritto “misteriosa morte di un
sassofonista”…lei! E ora mi dica come è entrato?
Sax:
Ho le chiavi.
Prima ci abitava una coppia di amici. Eravamo come una famiglia, io stavo sempre
qua, tutte le sere gli facevo ascoltare i miei pezzi.
Simone:
Tutte le
sere?
Sax:
Tutte! Poi hanno deciso di cambiare
casa.
Simone:
Se è come penso, avranno avuto le loro buone ragioni,
come li capisco! Ma io saprò difendermi. Adesso per cortesia mi ridia le chiavi
e vada fuori.
Domenica:
Per me può anche restare, oramai non possiamo
più continuare.
Sax:
Perché cosa avevate
iniziato?
Simone:
Cose nostre. Piuttosto lei cosa è venuto a
fare.
Sax:
A salutare due amici, a darvi il benvenuto del vicinato, a
portare una bottiglia da bere insieme. Io sapevo di questa coppietta che da anni
faceva capolino solo la domenica. Mi sono detto bisogna conoscerli,
socializzare, magari suonare un poco. Ma vista l’accoglienza,
vado.
Simone:
Bravo! Vada.
Sax:
A proposito se avete bisogno
di qualche cosa, cosetta, cosini…non fate complimenti.
Simone:
Vada,
per cortesia, noi dobbiamo lavorare.
Sax:
Vado! Suonerò qualcosa di
romantico, per carità niente ringraziamenti, ciao.
Domenica:
Che
simpatico! Peccato, potevamo approfittare della sua
gentilezza.
Simone:
Simpatico? Si è pure riportato la bottiglia… di
che dovevamo approfittare?
Domenica:
Per i cosini. Adesso ci tocca
lavorare.
Simone:
Come ci tocca. Prima finiamo i lavori, prima ci
veniamo ad abitare. Tu pensi troppo a quelle cose.
Domenica:
E tu ci
pensi troppo poco. Se sei così adesso come sarai dopo il matrimonio: no cara no,
stasera no: ho avuto una giornata terribile in ufficio, sai il capo mi ha di
nuovo preso nel mirino. E poi scopro che te la sei spassata con la
segretaria.
Simone:
Tu vedi troppa TV, troppi “al posto tuo” e simili.
Io insegno e sono pure precario. Piuttosto che ore sono? Ci sono le
partite.
Domenica:
Ah, le partite si, le coccole no! Poi questa è
un’altra cosa da mettere in chiaro. Io la domenica voglio vedermi “Domenica in”,
mi rilassa.
Simone:
Ti addormenta, vorrai dire. Comunque nessun
problema perché io seguirò lo sport sull’altro televisore.
Domenica:
Un
altro? Zia Marta ci regala quello col DVD incorporato e a mia sorella gli ho
detto che preferivo la lavatrice.
Simone:
E hai fatto male! Due
televisori fanno sempre comodo, mentre la lavatrice…
Domenica:
Attento
a quello che stai per dire, perché c’è un pennello pronto a prendere il volo,
destinazione, testa.
Simone:
Volevo dire che la lavatrice… la volevo
comperare io. (a parte) salvato in angolo.
Domenica:
Ti sei salvato in
angolo.
Simone:
Rimetti pure il pennello nel fodero…nel
secchio.
Domenica:
Già che siamo in argomento regali, ho con me la
lista di nozze.
Simone:
Veramente mi è venuto un po’ di mal di testa.
Perché non andiamo di là e ci rilassiamo un po’?
Domenica:
Senza
cosini pericolo bambini, ed io voglio sposare in bianco. In
bianco.
Simone:
Continuiamo ad andare in
bianco.
Domenica:
Cosa?
Simone:
Continuiamo a dare il
bianco.
Un’altra Domenica
(brusio di gente che
va via)
Domenica:
Ciao, ciao, ci sentiamo presto e tornate a trovarci
quando volete!
Sax:
Anche domenica prossima se volete, che simpatici,
bella gente, bella festa.
Simone:
La festa è finita e gli amici se ne
vanno… tutti.
Sax:
Capito! Io Simone lo capisco al
volo.
Simone:
Bravo prendi il volo. Un momento! Molla la
bottiglia.
Sax:
Ci vediamo avaraccio!
Simone:
Ci vediamo,
Purtroppo!
(Sax esce, Simone tira un sospiro di sollievo)
Finalmente se ne
sono andati. Sono venuti tutti per vedere cosa? Una casa mezza tinta di bianco.
E tutti a dare consigli: qui ci starebbe bene questo, la ci starebbe bene
quello, a quella parete un comò, la stanza dei bambini dove la fate? E se
saranno due come farete? Ma che gli frega a loro.
Domenica:
Adesso non
esagerare! In fondo sono nostri amici.
Simone:
In fondo sono tutti
amici tuoi!
Domenica:
Potevi invitare i tuoi di
amici.
Simone:
Ma se ti stanno tutti sull’anima. Hai da ridire su
tutti, anche su Claudio il mio amico storico.
Domenica:
Credo che
il tuo caro amico abbia una cotta per me e faccia di tutto per allontanarci. E
poi mi è antipatico e basta.
Simone:
Lo vedi? Questo è il tuo
atteggiamento con i miei amici. Ma per chiudere la discussione frequenteremo
solo i tuoi.
Domenica:
Comunque sei stato scortese, scontroso, li hai
quasi messi alla porta. Tutta questa frenesia per cominciare a pitturare non la
capisco proprio. Perché mi guardi con quella faccia da
merluzzo?
Simone:
Io non ho nessuna fretta di cominciare a lavorare:
anzi potremmo andare sul nostro bel lettone a…
Domenica:
A…a che
cosa?
Simone:
A…li ho
portati!
Domenica:
Cosa?
Simone:
I cosi! Lo sai che costano
un sacco di soldi. Se uno si fa i conti al mese spende…
Domenica:
Che
conti e conti! Queste cose non si contano, non si pianificano o meglio non si
dovrebbe. Comunque adesso capisco la tua frenesia, la tua voglia di mandare via
tutti. Caro mandrillone datti una calmata perché io non
posso.
Simone:
Come non puoi! Perché non
puoi?
Domenica:
Perché ho le mie cose, e lo sai benissimo che quando
ho le mie cose…
Simone:
Non si cosa!
Domenica:
Bravo!
Vedo che impari presto, piuttosto, vai giù in farmacia a prendermi un pacchetto
di assorbenti.
Simone:
Ma neanche per sogno! Già mi sono dovuto fare
violenza per comprare i preservativi, con la farmacia piena zeppa di gente, ero
tutto sudato; giuro che avrei preferito comperare una siringa e passare per
drogato.
Domenica:
Esagerato! Fammi la cortesia, non mi comperare
niente. Sei troppo imbranato. Però ricordati che un giorno potrebbe
capitare.
Simone:
Noi non lo faremo capitare, ce ne faremo una scorta
mensile, annua, triennale.
Domenica:
Così in farmacia penseranno che
gestiamo un bordello.
Simone:
A proposito di bordello, rimettiamo in
ordine e riprendiamo il lavoro.
Domenica:
E certo! Siccome io non
posso, la fantasia ti è passata e si può lavorare. Perché io esisto solo quando
posso fare sesso. Non esistono le tenerezze, le coccole, magari parlare un
poco.
Simone:
Ma non è così?
Domenica:
Ci sono delle volte
che mi eviti addirittura. Quando ho le mie cose hai sempre qualcosa da fare, i
compiti da correggere, la partita a calcetto, il mal di
testa…
Simone:
Ma dai! Vieni qua, dammi un
bacio.
Domenica:
Se ti avvicini ti do un calcio sugli
stinchioni.
Simone:
Gli stinchioni?
Domenica:
Diciamo
che miro agli stinchi, ma se prendo qualcos’altro va bene ugualmente. E’ meglio
che oggi ti togli di torno.
(suonano alla porta è Valentina amica
cavallona e sfigata in amore di Domenica)
Simone:
Suonano alla porta!
E adesso chi è?
Domenica:
Apri e saprai!
Simone:
Ciao
Valentina!
Valentina:
Salve ragazzi! Disturbo?
Domenica:
Ma
che dici? Entra! È un piacere. Figurati che qui non passa mai
nessuno.
Simone:
Insomma, proprio nessuno non
direi.
Domenica:
E poi lui stava andando.
Simone:
Si, si è
vero stavo andando. Dove stavo andando?
Domenica:
Ma la pizza no?
Stavi andando a comprare la pizza? E compra una birra in più per
Vale.
Simone:
Vado!
Valentina:
E
vai!
Domenica:
Sputa il rospo, che ti è successo ti vedo a
pezzi.
Valentina:
E’ un bastardo!
Domenica:
Che ha fatto
questa volta?
Valentina:
Il bastardo nel nostro letto.
Capisci?
Domenica:
Nel tuo letto?
Valentina:
Esatto, hai
capito benissimo. E adesso dove ne trovo un altro.
Domenica:
Ma
figurati di uomini ne trovi quanti ne vuoi!
Valentina:
Ma che hai
capito! Il letto, dovrò cambiare il letto, non potrò dormirci dopo quello che è
successo.
Domenica:
Hai tutta la mia solidarietà. Tu sei troppo buona.
Io lo caccerei di casa.
Valentina:
Lo farei volentieri, ma non
posso.
Domenica:
E tu ti tieni quel porco sotto lo stesso
tetto?
Valentina:
E’ casa sua! Per il momento cambierò le lenzuola.
Brutto verme! Ma me la pagherà.
Domenica:
Brava! La deve pagare,
magari dopo sposati. La vendetta è un piatto che va servito
freddo.
Valentina:
E ti pare facile, sfugge al matrimonio come
un’anguilla, tira fuori sempre la storia della ex che lo ha fatto soffrire e che
quindi non se la sente di impegnarsi a fondo e poi... e voi a che punto
siete?
Domenica:
Non si vede? Ancora diamo il bianco. Ma continua
la tua storia.
Valentina:
C’è poco da dire: li trovo nudi come due
vermi, gli faccio una scenata da pescivendola e loro…
Domenica:
E
loro?
Valentina:
Neppure mi filano, giù a continuare. Lo sai come si è
giustificato il verme?
Domenica:
Perché c’è pure una
giustificazione?
Valentina:
Mi ha detto che non è come penso, che le
apparenze a volte ingannano, che quella non conta niente per lui: e poi che
certe cose non si lasciano a metà, che può far male alla salute. Hai capito il
porco.
Simone:
Ciao, ecco la pizza.
Valentina:
Il
porco!
Domenica:
Porco!
Simone:
Porco? Siete impazzite! Ho
capito vi siete esaltate con qualche disavventura di Valentina. Comunque il
porco posa la pizza, le birre e va a lavorare.
Domenica:
Vedi allude
al fatto che siamo state a chiacchierare un
pochino.
Simone:
(affacciandosi all’uscio)
Allora non alludo! Avete
chiacchierato un’ora e tu la prossima volta vieni a trovarci dopo sposati quando
la casa sarà finalmente finita. Io, dico io, vado di là a
lavorare.
Domenica:
E io no! Io resto qua a chiacchierare con
la mia amica. Perché tu adesso mi dici chi era la maiala sorpresa nel
letto.
Valentina:
Ti interessa davvero?
Domenica:
Bisogna
sempre conoscere il nemico per combatterlo.
Can
Can
Domenica:
Allora facciamo così! Il cane, io lo porto giù i giorni
pari e tu quelli dispari.
Simone:
Neanche per idea, e se mi capita di
domenica? Io la domenica voglio dormire fino a tardi.
Domenica:
Se è
per questo, anche a me piace poltrire la domenica.
Simone:
Si, ma io
gli altri giorni lavoro!
Domenica:
E qua ti volevo! Io invece durante
il giorno mi giro i pollici: perché per te pulire casa non è lavorare, fare la
spesa, cucinare, non è lavorare, lavare i panni, stirarli, non è
lavorare.
Simone:
Per queste faccende potremmo prendere una
donna.
Domenica:
Io parlavo in generale. Voglio sapere con chi andrò a
vivere.
Simone:
Torniamo al cane e chi deve
accudirlo.
Domenica:
A me sto cane gia mi ha scocciato, con le sue
pipì.
Simone:
I papponi.
Domenica:
Le zecche, il
veterinario.
Simone:
I vicini che si lamentano per i
latrati.
Domenica:
E se ci prendessimo un gatto? Il gatto è più
indipendente è caldo, affettuoso, intelligente, insomma è più
femminile.
Simone:
Infatti graffia! …le tende i divani. Gli animali o
li ami veramente o è meglio lasciarli stare.
Domenica:
Giusto! Ho una
proposta alternativa. Facciamo un figlio.
Simone:
Un figlio? Ma i
pannolini i pianti, l’asilo, il liceo, l’università, la nuora i con suoceri, le
liti per i nipotini…
Domenica:
E’ inutile tanto non mi smonti. Vieni
andiamo di la sul nostro lettone.
Simone:
Subito, così all’improvviso.
Non siamo ancora sposati.
Domenica:
Si, ma noi facciamo qualche prova,
un po’ di esercizio, non vorrai arrivare al matrimonio fuori
forma.
Simone:
Oggi ce la facciamo, i cosini ce li
ho.
Domenica:
Io le mie cose non ce le ho.
Simone:
Dammi un
bacio!
Domenica:
Ma come si permette! Che cosa fa tocca? Guardi che
mio marito può arrivare da un momento all’altro.
Simone:
Ancora! Che è
sta storia del marito, non sarai mica una pervertita.
(suonano alla
porta)
Suonano! Porca miseria e adesso chi scoccia?
Domenica:
Mio
marito ha le chiavi! Dai, scherzo, non fare quella faccia. Non rispondiamo,
facciamo finta che non ci siamo.
Simone:
Ma può essere qualche cosa di
importante, magari l’amministratore.
(Simone va ad aprire mal
volentieri)
Sax:
Disturbo?
(i due all’unisono)
Sim -
Dom:
Si!
Simone:
Perché hai suonato?
Sax:
Veramente mi
avete tolto le chiavi.
Simone:
Sbrighiamoci! Che cosa
c’è?
Sax:
C’è da me una signorina in lacrime, dice di essere vostra
amica, pare sia stata cacciata di casa dal suo ragazzo, almeno credo: sapete tra
lacrime e singhiozzi non ho capito molto.
Simone:
E come è capitata da
te.
Sax:
Sarà stata attratta dalla mia
musica.
Simone:
Figurati! Il pifferaio magico, il Fausto Papetti del
condominio. Ma siamo sicuri che è una nostra amica.
Domenica:
Scemo!
Ma non hai capito che si tratta di Valentina.
Simone:
L’avevo capito
eccome, ma speravo che non fosse.
Domenica:
E come mai non è salita da
noi?
Sax:
Dice che l’ultima volta è stata trattata male, quindi non
vuole venire su. Io ho insistito, sono scapolo, la gente
mormora.
Simone:
Ma figurati! Comunque se non vuol
salire…pazienza.
Domenica:
Se non vuol salire, scendo
io.
Simone:
Ma come proprio oggi che tutto
quadrava.
Sax:
Che cosa quadrava?
Simone:
Ma che
t’importa!
Domenica:
Smettetela voi due! Insomma c’è una ragazza
disperata, dobbiamo fare qualcosa per aiutarla. Io scendo!
(esce)
Sax:
Aiutarla! Sembra facile. Io che posso
fare.
Simone:
Un’idea ce l’avrei, potresti portarla al cinema, farla
distrarre. Valentina è carina, ha un buon carattere, tu sei
scapolo.
Sax:
Si ma il cinema costa, e…
Simone:
Mi sacrifico
io, in fondo se non ci si aiuta tra
amici.
Sax:
Amici?
Simone:
Non siamo tutta una famiglia? Guarda
ho qui due biglietti, me li ero fatti dare per andarci con
Domenica.
Sax:
Ma sono per l’Eurcine, sta dall’altra parte della
città!
Simone:
Embè?
Sax:
La benzina, un
caffè.
Simone:
Ho capito! Qui ci sono venti
euro.
Sax:
Facciamo trenta, quella ragazza è disperata, magari gli
viene voglia di una pizza.
Simone:
Io resto
senza!
Sax:
Tanto voi state a casa, che ci fate con i
soldi.
Simone:
Già che ci facciamo.
Sax:
La vostra stanza…
poi oggi tutto quadra.
Simone:
Va! Va, ah! Se per cortesia fai
risalire Domenica…sai dobbiamo finire…
Sax:
A proposito se ti servisse
qualche cosa per far quadrare meglio…
Simone:
Ma fammi il piacere! Io
sono autosufficiente, non ho bisogno di nulla e fai salire…
Sax:
La
mia ragazza, vado. Poi quando torno ti racconto il
film.
Simone:
Ma che racconti, che racconti. Porca miseria non ho
voglia di fare più nulla. Senti che pace, a questa casa dovevo lavorarci da
solo, alla fine in due si perde molto più tempo, adesso ci si è messa anche
quella squinternata di Valentina. Del sassofonista non ne parliamo! Secondo me
ha messo delle microspie, telecamere nascoste. Sente tutto sa tutto. Cerchiamo
di combinare qualcosa, dunque come si possono sistemare i mobili; qua ci
potrebbe stare il divano e di fronte la tele. Sarà una lotta all’ultimo sangue
sulla scelta dei programmi. Abbiamo gusti talmente diversi. D’altronde che fai,
ognuno in una stanza? No insieme! Ma lei odia il calcio. Riuscissi a mimetizzare
un televisore al cesso, nascosto nello specchio, chissà forse i giapponesi ci
hanno pensato, l’avranno realizzato, specchio, specchio delle mie brame. Nel
rasoio elettrico no, me lo scopre…si depila. Mi ci vedo: la coppietta seduta sul
divano, mano nella mano a fare abboffate di reality, buona domenica…ecco! l’idea
una radiolina microscopica inserita nell’orecchio. Tutto questo perché lei odia
quelli con la radiolina…veramente quelli li trovo assurdi pure io…mentre con una
piccola operazione sottocutanea…sintonizzata già sulle partite. Magari mi faccio
dare qualche dritta dal sassofonista, perché io sono convinto che ha disseminato
casa mia di microspie…(cercando) e magari le trovo.
(rientra
Domenica)
Domenica:
Roba da non credere, Valentina messa alla porta
come una venditrice di aspirapolvere. E sai perché?
Simone:
Te lo ha
raccontato: ha scoperto il suo ragazzo con…(parla sottovoce come se ci fossero
davvero microspie dappertutto) …con quella…
Domenica:
Che cerchi?
Perché parli così piano?
Simone:
Cose mie!
Domenica:
Hanno
litigato, pensa che scemi: per una partita in TV. Lei gli ha spento il
televisore e lui l’ha cacciata.
Simone:
Bene!
Domenica:
Come
bene?
Simone:
No, dicevo bene, come dire ho capito. Adesso si è
calmata?
Domenica:
E’ andata al cinema con Sax, lui aveva due
biglietti per l’Eurcine. Sai quel film che volevo vedere, tutti rimediano i
biglietti tranne tu. Imbranato.
Simone:
Vai a fare del
bene!
Domenica:
Cosa biascichi!
Simone:
Dicevo: ti voglio
bene. Dammi un bacio e pensiamo un pochino a noi.
Domenica:
Dai, stai
buono, mi si è storta la giornata. Penso alla povera Valentina: senza una casa,
senza un uomo. Forse possiamo aiutarla facendola stare qua qualche giorno. Ne
parlavo con Sax e anche lui è d’accordo.
Simone:
Ah! Se è d’accordo
lui allora non ci sono problemi. Che me lo domandi a fare.
(Domenica lo
abbraccia)
Domenica:
Solo una settimana.
Simone:
Solo una
settimana, perché devono montare gli infissi nuovi, e la casa deve essere vuota.
D’accordo?!
Domenica:
Sei un angelo!
Simone:
Un angelo, ma
solo per una settimana.
(sussurrando)
Andiamo di là.
Domenica:
A
che fare?
Simone:
Tutto quadra!
Domenica:
Ma tu mi
ami?
Simone:
Ti amo, ti adoro.
Domenica:
Mi ami o mi
adori?
Simone:
Tutte e due le cose! Andiamo di
là.
Domenica:
Di là? Chi c’è di là.
Simone:
Ci siamo
noi!
Domenica:
Ma noi siamo qua.
Simone:
Ho capito! Non ne
hai voglia.
Domenica:
La storia di Valentina mi ha sconvolto. Senza
una casa, senza un uomo…
Simone:
Ho capito! Ho capito. Ma solo una
settimana, mettitelo in testa. Cosa ho detto? Ripeti!
Domenica:
Una
settimana.
Un mese dopo
Valentina:
Un mese
indimenticabile! Grazie Domenica, sei una vera amica. Ho passato un mese
stupendo.
Domenica:
Grazie anche a Simone che ha
pazientato.
Valentina:
Certo grazie a tutti e due. Domenica, se un
giorno avrai bisogno, puoi contare su di me.
Simone:
Io non la caccerò
per una partita in TV.
Domenica:
Di che ti
impicci!
Simone:
(tra se e se)
La caccerò per molto
meno.
Domenica:
Hai preso tutto? Sei sicura del passo che stai
facendo? Sei ancora in tempo, puoi ripensarci.
Simone:
E no! Ormai la
decisione l’ha presa, deve andare.
Valentina:
Ha ragione Simone. La
decisione è presa. Poi lui è così carino, gentile. Adesso vado davvero, mi sta
aspettando.
(a Simone)
Portami giù le valige.
Simone:
Per
favore! Si dice per favore o per cortesia e poi perché non viene lui ad
aiutarti, visto che è così gentile, ah gia le sue manine, il musicista sta
preparando il grande concerto.
Valentina:
Me le porto da
me!
Domenica:
Sei una bestia, invece di essere contento. Non riusciremo
mai a mantenerci degli amici con il tuo comportamento asociale. Delle volte mi
sembri tua madre.
Simone:
Per cortesia non cominciamo con questi
discorsi. E poi di cosa dovrei essere contento? La tua migliore amica, ma anche
la più rompiscatole, si va ad innamorare e sposare, guarda caso dell’uomo più
invadente del mondo, il sassofonista. Roba da cambiare casa, quartiere, città.
Dannati biglietti.
Domenica:
Stai esagerando come al solito, sei
insopportabile! E poi questa casa che non si finisce mai: la fabbrica di S.
Pietro, per mettere gli infissi un mese. E’ che tu di questa casa te ne
infischi. Come te ne infischi di me, non mi ami, mi trascuri. Lo sai quanto
tempo è che non facciamo l’amore? E’ lo sai?
Simone:
Lo so! lo so
benissimo: almeno un mese, praticamente da quando Valentina è venuta a stare
qua. E da quello che molto discretamente mi ha raccontato il musicista, loro non
si sono fatti problemi e ho potuto verificarlo a mie spese, perché il signorino
ha usato tutti i miei cosini.
Domenica:
Tutti?
Simone:
Fino
all’ultimo!
Domenica:
Allora noi stasera?
Simone:
Ci
facciamo una pizza.
Che pizza!
(mangiando
pizza)
Simone:
Incredibile! Si sposano sul serio, uno regala due
biglietti, vanno al cinema e…
Domenica:
Ma che cosa è questa storia
dei biglietti che ogni tanto tiri fuori.
Simone:
Ormai è inutile
tacere, sono complice e tu lo scopriresti prima o poi. I biglietti, i famosi
biglietti del cinema glieli ho dati io. Capisci sono responsabile di questa
unione.
Domenica:
Perché dici responsabile, come se fosse una cosa
negativa? Dovresti essere contento, stanno così bene
insieme.
Simone:
Sono fatti l’uno per l’altra! Dio li fa e poi li
accoppia.
Domenica:
Oh! Che sottile sarcasmo! Tu sei invidioso, temi
il confronto. Loro si stanno sposando, tu invece hai sempre una scusa, un motivo
per rimandare. La casa, il lavoro, i genitori malati. La verità è che tu sei un
insicuro. Per fare queste cose ci vuole slancio,
coraggio.
Simone:
Incoscienza!
Domenica:
Si! Incoscienza!
Qualche volta ti preferirei un po’ più incosciente. Stiamo invecchiando in una
casa che hai paura di finire, abbiamo riempito le stanze di mobili immaginari.
Zia Marta il televisore con dvd lo regala a Valentina.
Simone:
No!
Questo no!
Domenica:
Questo è il minimo, stiamo diventando la favola
di tutti. A negozio mi vergogno ogni qualvolta entra un cliente: allora Domenica
quando tocca a te. Ma che tocca e tocca, penso che tu non mi ami
affatto.
Simone:
Ma che dici?
Domenica:
Dico che ho bisogno di
stare un po’ da sola.
Simone:
Ma queste cose non si dicono quando due
sono già sposati?
Domenica:
No caro, queste cose si dicono quando una
persona comincia a dubitare: ho veramente bisogno di stare un poco da sola.
Magari fare un viaggio.
Simone:
D’accordo! Anzi d’accordissimo.
D’altronde anche io ho bisogno di riflettere un po’. È importante pensare, prima
di fare un passo importante come quello che dobbiamo fare
noi.
Domenica:
Bene, vedo che non fai drammi!
Simone:
E
perché dovrei farne! Per chi mi hai preso per “compare Turiddu”, siamo adulti e
vaccinati.
Domenica:
Giusto siamo adulti, anche troppo! E poi io non
ho ancora visto Parigi.
Simone:
Neanche io…cheee? Vuoi andare a
Parigi? E con chi vorresti andare a Parigi?
Domenica:
Con Pina, con un
gruppo che non conosci.
Simone:
Con Pina? Ma quella è sempre allupata,
sempre in cerca di maschi: altri amici che non conosco! Tutto calcolato,
premeditato, magari hai già il biglietto aereo. Hai capito: la casa non si
finisce mai, tu non mi ami…voglio stare un poco da sola, la stronza se ne va a
Parigi con amici che non conosco.
Domenica:
E tu eri quello che non
faceva drammi? Senti Turiddu io parto quando mi pare e con chi mi
piace.
Simone:
Ma neanche per sogno! Tu non vai da nessuna
parte.
Domenica:
Adesso deve decidere lui se posso o no partire.
Adulti, vaccinati. Tu dovresti vaccinarti contro la
gelosia.
Simone:
Che geloso e geloso: è che quando hai detto che
volevi partire per un po’ io ho pensato che tu volessi andare da tua madre, a
Torvajanica.
Domenica:
Ma vacci tu a
Torvajanica!
Simone:
Che male c’è? Torvajanica è tranquilla. Tu non
volevi stare tranquilla?
Domenica:
Quanto sei meschino e squallido!
Altro che Parigi, vado alle Maldive.
Simone:
E allora io me ne vado a
Cuba!
Domenica:
E io in Brasile!
Simone:
E io in Kenia, che
ci sono le keniote.
Domenica:
E io a casa! Perché mi hai
scocciato.
Simone:
Ma dove vai! Casa tua è
questa.
Domenica:
No! Questa è casa tua. La tua bianca
casetta.
Simone:
La facciamo tutta gialla! Si, tutta gialla come dice
Sax!
Domenica:
Davvero saresti disposto a cambiare
colore?
Simone:
Per te si! Lo sai che ti adoro. La facciamo
gialla.
Domenica:
Comunque Sax ha detto che le nuove tendenze vogliono
un colore diverso per ogni ambiente.
Simone:
L’artista maledetto ha
parlato!
Domenica:
Ma tu mi ami?
Simone:
Certo che ti amo,
non dovresti neppure chiedermelo.
Domenica:
Forse sei tu che dovresti
dirmelo ogni tanto, non fa mica male! Mi è venuto un certo languorino. Perché
non vai giù in rosticceria a prendere un poco di pizza? Ci facciamo una cenetta
intima e poi…
Simone:
Le discussioni ti fanno venire…gli appetiti.
Dammi i soldi.
Domenica:
Io non ho un euro! E tu?
Simone:
Li
ho spesi per l’ultimo barattolo di bianco. (ironico)
Parigi!
Domenica:
Le keniote! Ma se non abbiamo neanche i soldi per
una pizza!
Simone:
E adesso?
Domenica:
Adesso andiamo avanti
con la seconda parte del programma, si va di la e il resto si
vedrà.
Il dopo
Domenica:
Adesso smettila di tenere il
muso!
Simone:
Quale muso?
Domenica:
Sono due ore che non
parli.
Simone:
Vabbè un po’ male ci sono rimasto! Ho sempre pensato
che a me non sarebbe successo.
Domenica:
Io dico che non si può fare
una tragedia per questo, poi a me è piaciuto lo stesso.
Simone:
Non
aggravare la situazione con l’ipocrisia. Se ti fosse piaciuto non ti saresti
distratta a quel modo.
Domenica:
Tu non capisci, a volte a noi donne
basta un piccolo problema che ci assentiamo. E poi anche se a me piace fare
l’amore, non gli do la stessa importanza che gli dai tu. Ad esempio a me
piacciono molto le coccole, e tu mi coccoli poco.
Simone:
Insomma è
colpa mia? E poi non è vero che non ti coccolo. Ti faccio anche i
massaggini.
Domenica:
Questo lascialo dire a me! Il problema è che
siamo già alla routine, tu in preliminari batti bunny il coniglio: i nostri
rapporti non superano la mezz’ora, compresa la fumata del “dopo”, cosa che a dir
poco mi umilia.
Simone:
Ti umilia se fumo una sigaretta? Che c’è di
male, lo fanno tutti!
Domenica:
Ma tutti chi? Nei film scemi che
vedi tu, pensa che io invece la vivo come uno sfregio: la fumata dopo la
conquista, anche stavolta me la sono fatta. E ti vedo sai che godi di più a
riempirti la bocca di fumo che di me. Adesso dove stai
andando?
Simone:
A comperare le sigarette! Le ho
finite.
Domenica:
Se pensi di fumarle “dopo” ti sbagli di grosso, sono
soldi buttati. Se invece è una scusa per scappare in America…buon
viaggio.
Simone:
Grazie del suggerimento.
Domenica:
Visto
che stai scendendo, passa da Valentina e chiedile se può
salire.
Simone:
Brava fatti coccolare da lei? Raccontale tutta la
discussione mi raccomando, così il marito ci può mettere la colonna
sonora.
Domenica:
Quando fa così l’ammazzerei! Possibile tanti
problemi proprio quando stiamo per realizzare il nostro sogno? Forse abbiamo
aspettato troppo, forse cinque anni di fidanzamento sono troppi? Ha fatto bene
Valentina, gli è piaciuto e l’ha sposato: ha saltato tutti quei preliminari
noiosi del fidanzamento: mamma, papà, questa è Domenica la mia fidanzata. – Oh
ma che carina, che bel nome Domenica, mamma che fa, papà dove lavora, domenica
vi voglio tutti a cena, mi raccomando ci tengo. E così oggi dai suoi, domani dai
miei, Natale qua, Pasqua là. Mai un giorno per noi, questa casa che io vedevo
come un rifugio, si sta rivelando un fiasco.
(entra
Valentina)
Valentina:
La prossima volta non farmi chiamare dalla
bestia, soprattutto quando avete litigato.
Domenica:
Ormai è un
periodo che discutiamo su tutto e ci alteriamo per un nonnulla. Stavo
riflettendo sul nostro rapporto. Che dici cinque anni di fidanzamento sono
troppi? Perché dopo cinque anni, conosco tutti i suoi difetti e ogni tanto mi
viene da pensare: ma chi me lo fa fare a sposarmi, farò bene? Farò male? Tu in
un mese hai risolto.
Valentina:
Se vuoi sfogati pure, però non
dire che io ho risolto! Io sto scoprendo delle cose su di lui da sposata, in
poco tempo. Tu hai avuto cinque anni, alcune cose le avrai pure metabolizzate.
Ma perché avete litigato? O meglio quale è stato il pretesto per
discutere.
Domenica:
Dici bene la scusa, sostiene che mi distraggo
quando facciamo l’amore.
Valentina:
Ti
distrai?
Domenica:
Veramente è successo! Che vuoi che ti dica, più
andiamo avanti con la casa, più mi assalgono i dubbi: credo di avere paura del
matrimonio e credo che lui ne abbia più di me.
Valentina:
Comunque se
ti può consolare non sei la sola a distrarsi in certi
momenti.
Domenica:
Succede anche a te?
Valentina:
No a lui!
L’ultima volta sul più bello ha gridato: gol! E vai. Ad un certo punto ho
pensato che avesse una radiolina nascosta, sintonizzata sulle partite. Comunque
non ne ho fatto un dramma, in fondo il gol l’aveva
fatto.
Domenica:
(ridendo)
Sei troppo forte! Riesci ad ironizzare
su tutto. Che cosa fa tuo marito?
Valentina:
La notte scorsa ha fatto
le prove del concerto fino a tardi, ora dorme come un
bimbo.
Domenica:
Che ne dici di andarcene al
cinema?
Valentina:
Dico che è un’ottima idea! Preparati e
andiamo.
Domenica:
Sono già pronta! Ecco la fortuna di uscire con un
amica, si può uscire come si
vuole.
Divorzio?
Valentina:
Insomma che cosa è quella
faccia, che cosa non va, dai sfogati, ti farà bene!
Altrimenti a che cosa
servono le amiche, oltre a rubarti il
ragazzo.
Domenica:
(sorridendo)
Se vuoi te lo
regalo!
Valentina:
Ho capito, avete litigato di
nuovo.
Domenica:
Vale non voglio annoiarti, non me la sento di
coinvolgerti nelle mie crisi. Non voglio essere la solita amica che si
sfoga.
Valentina:
Che vuoi dire con questo, che quando io vengo a
parlare con te sono noiosa? Comunque questo non accade ormai da lunga
pezza.
Domenica:
Due
giorni!
Valentina:
Che?
Domenica:
Due giorni! Sono due
giorni che ci penso. È stato tutta la domenica davanti alla TV, tu dirai:allora
quando noi guardiamo Beautiful? Si è vero, ma si tratta di mezz’ora e poi ci
rilassa. Per lui si tratta di giornate intere, trascura pure di lavarsi, sai
quell’odore di vecchio, lasciamo stare che mi viene la nausea. Mangia guardando
i telegiornali, naturalmente non ci capisce niente e non vede quello che mangia:
ha messo il parmigiano nel vino e s’è pure incazzato. Capito! È brutto,
puzzolente, abbrutito con quel pancione.
Valentina:
Brutto?
Pancione?
Domenica:
Con quella pelata piena di forfora, con quel
ridicolo riporto: lo sai che ha il riporto?
Valentina:
Ma che mi
dici?
Domenica:
Ti dico che ha il riporto! L’alito non ti dico, magari
non si lava nemmeno la dentiera.
Valentina:
No! La dentiera non ci
credo!
Domenica:
Un vecchio cadente.
Valentina:
Ma di chi
stiamo parlando? Non stai parlando di Simone!
Domenica:
Ma che Simone,
di suo padre. Ti rendi conto che se lui mi diventa così, io mi ammazzo! Tale
padre, tale figlio, così ha detto la madre. Io non voglio uno che mi ciabatta
per la casa tutto il giorno.
Valentina:
Scusa Domenica, ma questo
discorso non sta né in cielo né in terra. Tu sei in crisi perché il giorno
fatidico si avvicina: ma ti assicuro che è una cosa che poi passa. È capitato
anche a me ed è successo tutto così velocemente che…certo anche il mio bel
sassofonista passa gran parte della giornata davanti alla tele. Avevamo fatto un
patto “solo sport” hai capito che scema sono stata, sono caduta nel tranello,
fanno cronaca sportiva ventiquattro ore su ventiquattro. Che dici me la porti
una birretta, che dici ce lo facciamo un cognacchino, beve! Si, beve e fuma:
anche quando gli viene voglia, non si alza dalla poltrona. Se dovesse nascere
qualcosa, sarebbe un incrocio tra un televisore e una poltrona, come in fondo è
diventato lui. L’ultima volta che siamo usciti insieme è stato per sposarci, poi
c’era il derby e lui mi ha detto mi siedo un attimo. Sono passati due
mesi.
Domenica:
La prossima volta mi confido con la voce
amica!
Valentina:
Non lo fare! Io ci ho già provato, mi hanno detto
che il mio è un caso senza speranza. Mi hanno comunque dato un consiglio:
chiedere una pensioncina per musicisti pigri e inconcludenti. Quindi non
lamentarti, se la tua è fantascienza, la mia è roba da film horror. Ancora
quella faccia?
Domenica:
Sono triste, tu se vuoi puoi divorziare!
Io…(piangendo) non sono neppure sposata.
Casa mia casa mia…per
piccina
Simone:
quattro
scatoloni!
Domenica:
Beh? Che c’è!
Simone:
Cinque anni di
rapporto quattro scatoloni.
Domenica:
Visto! Quasi una scatola l’anno.
Ci sono le tue cose, controlla pure c’è tutto.
Simone:
Si
sicura?
Domenica:
Sicurissima!
Simone:
C’è entrato
tutto?
Domenica:
Tutto! Si può sapere che cosa
hai?
Simone:
E la casa?
Domenica:
Che c’entra la
casa?
Simone:
E già la casa non c’entra!
Domenica:
No! La
casa nelle scatole non c’entra.
Simone:
L’abbiamo trovata insieme,
arredata insieme, pitturata insieme.
Domenica:
Una rete un materasso,
barattoli di vernice, un mucchio di raccattapolvere.
Simone:
Che hai
chiuso in quattro scatole e hai mollato a me.
Domenica:
Le tue
cose!
Simone:
E la casa a chi resta?
Domenica:
A chi
resta.
Simone:
Dicevo a chi resta?
Domenica:
Ti ho risposto!
A chi resta. Tu vai, io resta.
Simone:
Io
mancia!
Domenica:
che?
Simone:
Niente parlavo da
solo.
Domenica:
Ti sei organizzato per questa sera? Dove andrai a
dormire?
Simone:
Non lo so! Dai miei no, ti sono affezionati, mi
farebbero un sacco di domande e alla fine ti darebbero
ragione.
Domenica:
giusto!
Simone:
Casomai provo a
telefonare a Vittoria.
Domenica:
A
chi?
Simone:
Vittoria, l’abbiamo conosciuta lo scorso
capodanno.
Domenica:
E tu come mai hai tutta questa confidenza con
Vittoria? Vi siete visti, ci sei uscito a mia insaputa! Hai già dormito da lei!
Ci hai scopato!
Simone:
Ma che stai dicendo?
Domenica:
Sei
un viscido, porco traditore.
Simone:
Mi cacci di casa e mi fai le
scenate di gelosia.
Domenica:
Sei ancora sotto la mia giurisdizione.
La mia non è gelosia.
Simone:
Senti giurisdizione! Io sono capace di
intendere e di volere, come dici sempre tu. Quindi lasciami andare dove mi
pare.
Domenica:
Tu non vai da nessuna parte!
Simone:
Ah si!
E allora dove vado a dormire? Alla casa del poverello?
Domenica:
Tu
dormi qui con me! Mi racconti tutto e guai a te se mi tocchi con un dito!
Porco.
(entrano Sax ed Valentina)
Valentina:
Allora venite al
concerto?
Sax:
Ragazzi non mi date buca è la mia serata, sono mesi che
preparo questo concerto.
Domenica:
E’ che siamo un pò
stanchi.
Valentina:
E questi scatoloni?
Domenica:
Stavo
facendo un po’ di pulizia!
Simone:
Etnica!
Valentina:
C’è
guerra?
(Simone guarda Domenica)
Simone:
C’è
guerra?
Domenica:
C’è pace!
Sax:
Allora poche storie! Tutti
fuori. Stasera grande concerto al Mattatoio occupato!
(Sax prima di
uscire)
Comunque queste pareti io le farei di un colore
psichedelico.
(viene preso per un braccio e tirato
via)
SIPARIO