Sei personaggi in cerca d'autore
di Luigi Pirandello
I
PERSONAGGI DELLA COMMEDIA DA FARE
Il
padre
La
madre
La
figliastra
Il
figlio
Il
giovinetto
La
bambina (questi ultimi due non parlano)
(Poi,
evocata) Madama Pace
GLI
ATTORI DELLA COMPAGNIA
Il
direttore-capocomico
La
prima attrice
Il
primo attore
La
seconda donna
L'attrice
giovane
L'attor
giovane
Altri
attori e attrici
Il
direttore di scena
Il
suggeritore
Il
trovarobe
Il
macchinista
Il
segretario del capocomico
L'uscere
del teatro
Apparatori
e servi di scena
Di giorno, su un palcoscenico
di teatro di prosa.
N.B. La
commedia non ha atti né scene. La rappresentazione sarà interrotta una prima
volta, senza che il sipario s'abbassi; allorché il Direttore Capocomico e il
capo dei personaggi si ritireranno per concertar lo scenario e gli attori
sgombreranno il palcoscenico; una seconda volta, allorché per isbaglio il
Macchinista butterà giù il sipario.
Troveranno
gli spettatori, entrando nella sala del teatro, alzato il sipario, e il
palcoscenico com'è di giorno, senza quinte né scena, quasi al bujo e vuoto,
perché abbiano fin da principio l'impressione d'uno spettacolo non preparato.
Due scalette,
una a destra e l'altra a sinistra, metteranno in comunicazione il palcoscenico
con la sala. Sul palcoscenico il cupolino del suggeritore, messo da parte, a
canto alla buca. Dall'altra parte, sul davanti, un tavolino e una poltrona con
spalliera voltata verso il pubblico, per il Direttore-Capocomico. Altri due
tavolini, uno più grande, uno più piccolo, con parecchie sedie attorno, messi
lì sul davanti per averli pronti, a un bisogno, per la prova. Altre sedie, qua
e lì: a destra e a sinistra, per gli Attori; e un pianoforte in fondo, da un
lato, quasi nascosto. Spenti i lumi nella sala, si vedrà entrare dalla porta
del palcoscenico il macchinista in camiciotto turchino e sacca appesa alla
cintola; prendere da un angolo in fondo alcuni assi d'attrezzatura; disporli
sul davanti e mettersi in ginocchio e inchiodarli. Alle martellate accorrerà
dalla porta dei camerini il Direttore di scena.
Il direttore di scena
Oh! Che fai?
Il macchinista
Che faccio? Inchiodo.
Il direttore di scena
A quest'ora?
Guarderà
l'orologio.
Sono già le dieci e mezzo. A momenti sarà qui il Direttore per la prova.
Il macchinista
Ma dico, dovrò avere anch'io il mio tempo per lavorare!
Il direttore di scena
L'avrai, ma non ora.
Il macchinista
E quando?
Il direttore di scena
Quando non sarà più l'ora della prova. Su, su, portati via tutto, e lasciami disporre la scena per il secondo atto del "Giuoco delle parti"
Il
macchinista, sbuffando, borbottando, raccatterà gli assi e andrà via. Intanto
dalla porta del palcoscenico cominceranno a venire gli attori della Compagnia,
uomini e donne, prima uno, poi un altro, poi due insieme, a piacere: nove o
dieci, quanti si suppone che debbano prender parte alle prove della commedia di
Pirandello "Il giuoco delle parti", segnata all'ordine del giorno.
Entreranno, saluteranno il Direttore di scena e si saluteranno tra loro
augurandosi il buon giorno. Alcuni si avvieranno ai loro camerini; altri, fra
cui il Suggeritore che avrà il copione arrotolato sotto il braccio, si fermeranno
sul palcoscenico in attesa del Direttore per cominciar la prova, e intanto, o
seduti a crocchio, o in piedi, scambieranno tra loro qualche parola; e chi
accenderà una sigaretta, chi si lamenterà della parte che gli è stata
assegnata, chi leggerà forte ai compagni qualche notizia in un giornaletto
teatrale. Sarà bene che tanto le Attrici quanto gli Attori siano vestiti
d'abiti piuttosto chiari e gai, e che questa prima scena a soggetto abbia,
nella sua naturalezza, molta vivacità. A un certo punto, uno dei comici potrà
sedere al pianoforte e attaccare un ballabile; i più giovani tra gli Attori e
le Attrici si metteranno a ballare.
Il direttore di scena (battendo le mani per richiamarli alla disciplina).
Via, smettetela! Ecco il signor Direttore!
Il suono e la
danza cesseranno d'un tratto. Gli Attori si volteranno a guardare verso la sala
del teatro, dalla cui porta si vedrà entrare il Direttore-Capocomico, il quale,
col cappello duro in capo, il bastone sotto il braccio e un grosso sigaro in
bocca, attraverserà il corridojo tra le poltrone e, salutato dai comici, salirà
per una delle due scalette sul palcoscenico. Il Segretario gli porgerà la
posta: qualche giornale, un copione sottofascia.
Il capocomico
Lettere?
Il segretario
Nessuna. La posta è tutta qui.
Il capocomico (porgendogli il copione sottofascia).
Porti in camerino.
Poi,
guardandosi attorno e rivolgendosi al Direttore di scena:
Oh, qua non ci si vede. Per piacere, faccia dare un po' di luce.
Il direttore di scena
Subito.
Si recherà a
dar l'ordine. E poco dopo il palcoscenico sarà illuminato in tutto il lato
destro, dove staranno gli Attori, d'una viva luce bianca. Nel mentre, il
Suggeritore avrà preso posto nella buca, accesa la lampadina e steso davanti a
sè il copione.
Il capocomico (battendo le mani).
Su, su, cominciamo.
Al Direttore
di scena:
Manca qualcuno?
Il direttore di scena
Manca la Prima Attrice.
Il capocomico
Al solito!
Guarderà
l'orologio.
Siamo già in ritardo di dieci minuti. La segni, mi faccia il piacere. Così imparerà a venire puntuale alla prova.
Non avrà
finito la reprensione, che dal fondo della sala si udrà la voce della Prima
Attrice.
La prima attrice
No, no, per carità! Eccomi! Eccomi!
È tutta
vestita di bianco, con un cappellone spavaldo in capo e un grazioso cagnolino
tra le braccia; correrà attraverso il corridojo delle poltrone e salirà in gran
fretta una delle scalette.
Il capocomico
Lei ha giurato di farsi sempre aspettare.
La prima attrice
Mi scusi. Ho cercato tanto una automobile per fare a tempo! Ma vedo che non avete ancora cominciato. E io non sono subito di scena.
Poi,
chiamando per nome il Direttore di scena e consegnandogli il cagnolino:
Per piacere, me lo chiuda nel camerino.
Il capocomico (borbottando)
Anche il cagnolino! Come se fossimo pochi i cani qua.
Batterà di
nuovo le mani e si rivolgerà al Suggeritore:
Su, su, il secondo atto del "Giuoco delle parti".
Sedendo sulla
poltrona:
Attenzione, signori. Chi è di scena?
Gli Attori e
le Attrici sgombreranno il davanti del palcoscenico e andranno a sedere da un
lato, tranne i tre che principieranno la prova e la Prima Attrice, che, senza
badare alla domanda del Capocomico, si sarà messa a sedere davanti ad uno dei
due tavolini.
Il capocomico (alla Prima Attrice)
Lei dunque è di scena?
La prima attrice.
Io, nossignore.
Il capocomico (seccato)
E allora si levi, santo Dio!
La Prima
Attrice si alzerà e andrà a sedere accanto agli altri Attori che si saranno già
tratti in disparte.
Il capocomico (al Suggeritore)
Cominci, Cominci.
Il suggeritore (leggendo nel copione)
"In casa di Leone Gala. Una strana sala da pranzo e da studio."
Il capocomico (volgendosi al Direttore di scena)
Metteremo la sala rossa.
Il direttore di scena (segnando su un foglio di carta)
La rossa. Sta bene.
Il suggeritore (seguitando a leggere nel copione)
"Tavola apparecchiata e scrivania con libri e carte. Scaffali di libri e vetrine con ricche suppellettili da tavola. Uscio in fondo per cui si va nella camera da letto di Leone. Uscio laterale a sinistra per cui si va nella cucina. La comune è a destra."
Il capocomico (alzandosi e indicando)
Dunque, stiano bene attenti: di là, la comune. Di qua, la cucina.
Rivolgendosi
all'Attore che farà la parte di Socrate:
Lei entrerà e uscirà da questa parte.
Al Direttore
di scena:
Applicherà la bussola in fondo, e metterà le tendine.
Tornerà a
sedere.
Il direttore di scena (segnando)
Sta bene.
Il suggeritore (leggendo c.s.)
"Scena Prima. Leone Gala, Guido Venanzi, Filippo detto Socrate."
Al
Capocomico:
Debbo leggere anche la didascalia?
Il capocomico
Ma sì! si! Gliel'ho detto cento volte!
Il suggeritore (leggendo c.s.)
Al levarsi della tela, Leone Gala, con berretto da cuoco e grembiule, e intento a sbattere con un mestolino di legno un uovo in una ciotola. Filippo ne sbatte un altro, parato anche lui da cuoco. Guido Venanzi ascolta, seduto."
Il primo attore (al Capocomico)
Ma scusi, mi devo mettere proprio il berretto da cuoco in capo?
Il capocomico (urtato dall'osservazione)
Mi pare! Se sta scritto lì!
Indicherà il
copione.
Il primo attore
Ma è ridicolo, scusi!
Il capocomico (balzando in piedi sulle furie)
"Ridicolo! ridicolo!" Che vuole che le faccia io se dalla Francia non ci viene più una buona commedia, e ci siamo ridotti a mettere in iscena commedie di Pirandello, che chi l'intende è bravo, fatte apposta di maniera che né attori né critici né pubblico ne restino mai contenti?
Gli Attori
rideranno. E allora egli alzandosi e venendo presso il Primo Attore, griderà:
Il berretto da cuoco, sissignore! E sbatta le uova! Lei crede, con codeste uova che sbatte, di non aver poi altro per le mani? Sta fresco! Ha da rappresentare il guscio delle uova che sbatte!
Gli Attori
torneranno a ridere e si metteranno a far commenti tra loro ironicamente.
Silenzio! E prestino ascolto quando spiego!
Rivolgendosi
di nuovo al Primo Attore:
Sissignore, il guscio: vale a dire la vuota forma della ragione, senza il pieno dell'istinto che è cieco! Lei è la ragione, e sua moglie l'istinto: in un giuoco di parti assegnate, per cui lei che rappresenta la sua parte è volutamente il fantoccio di se stesso. Ha capito?
Il primo attore (aprendo le braccia)
Io no!
Il capocomico (tornandosene al suo posto)
E io nemmeno! Andiamo avanti, che poi mi loderete la fine!
In tono
confidenziale:
Mi raccomando, si metta di tre quarti, perché se no, tra le astruserie del dialogo e lei che non si farà sentire dal pubblico, addio ogni cosa!
Battendo di
nuovo le mani:
Attenzione, attenzione! Attacchiamo!
Il suggeritore
Scusi, signor Direttore, permette che mi ripari col cupolino? Tira una cert'aria!
Il capocomico
Ma sì, faccia, faccia!
L'Uscere del teatro sarà
intanto entrato nella sala, col berretto gallonato in capo e, attraversato il
corridojo fra le poltrone, si sarà appressato al palcoscenico per annunziare al
Direttore-Capocomico l'arrivo dei Sei Personaggi, che, entrati anch'essi nella
sala, si saranno messi a seguirlo, a una certa distanza, un po' smarriti e
perplessi, guardandosi attorno.
Chi voglia
tentare una traduzione scenica di questa commedia bisogna che s'adoperi con
ogni mezzo a ottenere tutto l'effetto che questi "Sei Personaggi" non
si confondano con gli Attori della Compagnia. La disposizione degli uni e degli
altri, indicata nelle didascalie, allorché quelli saliranno sul palcoscenico,
gioverà senza dubbio; come una diversa colorazione luminosa per mezzo di
appositi riflettori. Ma il mezzo più efficace e idoneo, che qui si suggerisce,
sarà l'uso di speciali maschere per i personaggi: maschere espressamente
costruite d'una materia che per il sudore non s'afflosci e non pertanto sia
lieve agli Attori che dovranno portarle: lavorate e tagliate in modo che
lascino liberi gli occhi, le narici e la bocca. S'interpreterà così anche il
senso profondo della commedia. I "Personaggi" non dovranno infatti
apparire come "fantasmi", ma come "realtà create",
costruzioni della fantasia immutabili: e dunque più reali e consistenti della
volubile naturalità degli Attori. Le maschere ajuteranno a dare l'impressione
della figura costruita per arte e fissata ciascuna immutabilmente
nell'espressione del proprio sentimento fondamentale, che è il
"rimorso" per il Padre, la "vendetta" per la Figliastra, lo
"sdegno" per il Figlio, il "dolore" per la Madre con fisse
lagrime di cera nel livido delle occhiaje e lungo le gote, come si vedono nelle
immagini scolpite e dipinte della "Mater dolorosa" nelle chiese. E
sia anche il vestiario di stoffa e foggia speciale, senza stravaganze, con
pieghe rigide e volume quasi statuario, e insomma di maniera che non dia l'idea
che sia fatto d'una stoffa che si possa comperare in una qualsiasi bottega
della città e tagliato e cucito in una qualsiasi sartoria.
Il Padre sarà
sulla cinquantina: stempiato, ma non calvo, fulvo di pelo, con baffetti folti
quasi acchiocciolati attorno alla bocca ancor fresca, aperta spesso a un
sorriso incerto e vano. Pallido, segnatamente nell'ampia fronte; occhi azzurri
ovati, lucidissimi e arguti; vestirà calzoni chiari e giacca scura: a volte
sarà mellifluo, a volte avrà scatti aspri e duri.
La Madre sarà
come atterrita e schiacciata da un peso intollerabile di vergogna e
d'avvilimento. Velata da un fitto crespo vedovile, vestirà umilmente di nero, e
quando solleverà il velo, mostrerà un viso non patito, ma come di cera, e terrà
sempre gli occhi bassi.
La
Figliastra, di diciotto anni, sarà spavalda, quasi impudente. Bellissima,
vestirà a lutto anche lei, ma con vistosa eleganza. Mostrerà dispetto per
l'aria timida, afflitta e quasi smarrita del fratellino, squallido Giovinetto
di quattordici anni, vestito anch'egli di nero; e una vivace tenerezza, invece,
per la sorellina, Bambina di circa quattro anni, vestita di bianco con una
fascia di seta nera alla vita.
Il Figlio, di
ventidue anni, alto, quasi irrigidito in un contenuto sdegno per il Padre e in
un'accigliata indifferenza per la Madre, porterà un soprabito viola e una lunga
fascia verde girata attorno al collo.
L'uscere (col berretto in mano)
Scusi, signor Commendatore.
Il capocomico (di scatto, sgarbato)
Che altro c'è?
L'uscere (timidamente)
Ci sono qua certi signori, che chiedono di lei.
Il Capocomico
e gli Attori si volteranno stupiti a guardare dal palcoscenico giù nella sala.
Il capocomico (di nuovo sulle furie)
Ma io qua provo! E sapete bene che durante la prova non deve passar nessuno!
Rivolgendosi
in fondo:
Chi sono lor signori? Che cosa vogliono?
Il padre (facendosi avanti, seguito dagli altri, fino a una delle due scalette)
Siamo qua in cerca d'un autore
Il capocomico (fra stordito e irato)
D'un autore? Che autore?
Il padre
D'uno qualunque, signore.
Il capocomico
Ma qui non c'è nessun autore, perché non abbiamo in prova nessuna commedia nuova.
La Figliastra (con gaja vivacità, salendo di furia la scaletta).
Tanto meglio, tanto meglio, allora, signore! Potremmo esser noi la loro commedia nuova.
Qualcuno degli attori (fra i vivaci commenti e le risate degli altri)
Oh, senti, senti!
Il padre (seguendo sul palcoscenico la Figliastra).
Già, ma se non c'è l'autore!
Al
Capocomico:
Tranne che non voglia esser lei...
La Madre, con
la Bambina per mano, e il Giovinetto saliranno i primi scalini della scaletta e
resteranno lì in attesa. Il Figlio resterà sotto, scontroso.
Il capocomico
Lor signori vogliono scherzare?
Il padre
No, che dice mai, signore! Le portiamo al contrario un dramma doloroso.
La figliastra
E potremmo essere la sua fortuna!
Il capocomico
Ma mi facciano il piacere d'andar via, che non abbiamo tempo da perdere coi pazzi!
Il padre (ferito e mellifluo)
Oh, signore, lei sa bene che la vita è piena d'infinite assurdità, le quali sfacciatamente non han neppure bisogno di parer verosimili; perché sono vere.
Il capocomico
Ma che diavolo dice?
Il padre
Dico che può stimarsi realmente una pazzia, sissignore, sforzarsi di fare il contrario; cioè, di crearne di verosimili, perché pajano vere. Ma mi permetta di farle osservare che, se pazzia è, questa è pur l'unica ragione del loro mestiere.
Gli Attori si
agiteranno, sdegnati.
Il capocomico (alzandosi e squadrandolo)
Ah sì? Le sembra un mestiere da pazzi, il nostro?
Il padre
Eh, far parer vero quello che non è; senza bisogno, signore: per giuoco... Non è loro ufficio dar vita sulla scena a personaggi fantasticati?
Il capocomico (subito facendosi voce dello sdegno crescente dei suoi Attori)
Ma io la prego di credere che la professione del comico, caro signore, è una nobilissima professione! Se oggi come oggi i signori commediografi nuovi ci danno da rappresentare stolide commedie e fantocci invece di uomini, sappia che è nostro vanto aver dato vita - qua, su queste tavole - a opere immortali!
Gli Attori, soddisfatti,
approveranno e applaudiranno il loro Capocomico.
Il padre (interrompendo e incalzando con foga).
Ecco! benissimo! a esseri vivi, più vivi di quelli che respirano e vestono panni! Meno reali, forse; ma più veri! Siamo dello stessissimo parere!
Gli Attori si guardano tra
loro, sbalorditi.
Il direttore
Ma come! Se prima diceva...
Il padre
No, scusi, per lei dicevo, signore, che ci ha gridato di non aver tempo da perdere coi pazzi, mentre nessuno meglio di lei può sapere che la natura si serve da strumento della fantasia umana per proseguire, più alta, la sua opera di creazione.
Il capocomico
Sta bene, sta bene. Ma che cosa vuol concludere con questo?
Il padre
Niente, signore. Dimostrarle che si nasce alla vita in tanti modi, in tante forme: albero o sasso, acqua o farfalla... o donna. E che si nasce anche personaggi!
Il capocomico (con finto ironico stupore)
E lei, con codesti signori attorno, è nato personaggio?
Il padre
Appunto, signore. E vivi, come ci vede.
Il Capocomico
e gli Attori scoppieranno a ridere, come per una burla.
Il Padre (ferito)
Mi dispiace che ridano così, perché portiamo in noi, ripeto, un dramma doloroso, come lor signori possono argomentare da questa donna velata di nero.
Così dicendo
porgerà la mano alla Madre per aiutarla a salire gli ultimi scalini e,
seguitando a tenerla per mano, la condurrà con una certa tragica solennità
dall'altra parte del palcoscenico, che s'illuminerà subito di una fantastica
luce. La Bambina e il Giovinetto seguiranno la Madre; poi il Figlio, che si
terrà discosto, in fondo; poi la Figliastra, che s'apparterà anche lei sul
davanti, appoggiata all'arcoscenico. Gli Attori, prima stupefatti, poi ammirati
di questa evoluzione, scoppieranno in applausi come per uno spettacolo che sia
stato loro offerto.
Il capocomico (prima sbalordito, poi sdegnato)
Ma via! Facciano silenzio!
Poi,
rivolgendosi ai Personaggi:
E loro si levino! Sgombrino di qua!
Al Direttore
di scena:
Perdio, faccia sgombrare!
Il direttore di scena (facendosi avanti, ma poi fermandosi, come trattenuto da uno strano sgomento)
Via! Via!
Il padre (al Capocomico)
Ma no, veda, noi...
Il capocomico (gridando)
Insomma, noi qua dobbiamo lavorare!
Il primo attore
Non è lecito farsi beffe così...
Il padre (risoluto, facendosi avanti)
Io mi faccio maraviglia della loro incredulità! Non sono forse abituati lor signori a vedere balzar vivi quassù, uno di fronte all'altro, i personaggi creati da un autore? Forse perché non c'è là
indicherà la
buca del Suggeritore
un copione che ci contenga?
La Figliastra (facendosi avanti al Capocomico, sorridente, lusingatrice)
Creda che siamo veramente sei personaggi, signore, interessantissimi! Quantunque, sperduti.
Il Padre (scartandola)
Sì, sperduti, va bene!
Al Capocomico
subito:
Nel senso, veda, che l'autore che ci creò, vivi, non volle poi, o non potè materialmente, metterci al mondo dell'arte. E fu un vero delitto, signore, perché chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può ridersi anche della morte. Non muore più! Morrà l'uomo, lo scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore più! E per vivere eterna non ha neanche bisogno di straordinarie doti o di compiere prodigi. Chi era Sancho Panza? Chi era don Abbondio? Eppure vivono eterni, perché - vivi germi - ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far vivere per l'eternità!
Il capocomico
Tutto questo va benissimo! Ma che cosa vogliono loro qua?
Il padre
Vogliamo vivere, signore!
Il capocomico (ironico)
Per l'eternità?
Il padre
No, signore: almeno per un momento, in loro.
Un attore
Oh, guarda, guarda!
La prima attrice
Vogliono vivere in noi!
L'attor giovane (indicando la Figliastra)
Eh, per me volentieri, se mi toccasse quella lì!
Il padre
Guardino, guardino: la commedia è da fare;
al
Capocomico:
ma se lei vuole e i suoi attori vogliono, la concerteremo subito tra noi!
Il capocomico (seccato)
Ma che vuol concertare! Qua non si fanno di questi concerti! Qua si recitano drammi e commedie!
Il padre
E va bene! Siamo venuti appunto per questo qua da lei!
Il capocomico
E dov'è il copione?
Il padre
È in noi, signore.
Gli attori
rideranno.
Il dramma è in noi; siamo noi; e siamo impazienti di rappresentarlo, così come dentro ci urge la passione!
La figliastra (schernevole, con perfida grazia di caricata impudenza)
La passione mia, se lei sapesse, signore! La passione mia...per lui!
Indicherà il
Padre e farà quasi per abbracciarlo; ma scoppierà poi in una stridula risata.
Il padre (con scatto iroso)
Tu statti a posto, per ora! E ti prego di non ridere così!
La figliastra
No? E allora mi permettano: benché orfana da appena due mesi, stiano a vedere lor signori come canto e come danzo!
Accennerà con
malizia il "Prends garde ... Tchou-Thin-Tchou" di Dave Stamper
ridotto a Fox-trot o One-Step lento da Francis Salabert: la prima strofa,
accompagnandola con passo di danza.
Les chinois sont un peuple malin,
De Shangai... Pekin,
Ils ont mis des
criteaux partout:
Prenez garde... Tchou -Thin -Tchou!
Gli Attori,
segnatamente i giovani, mentre ella canterà e ballerà, come attratti da un
fascino strano, si moveranno verso lei e leveranno appena le mani quasi a
ghermirla. Ella sfuggirà e, quando gli Attori scoppieranno in applausi,
resterà, alla riprensione del Capocomico, come astratta e lontana.
Gli attori e le attrici (ridendo e applaudendo)
Bene! Brava! Benissimo!
Il capocomico (irato)
Silenzio! Si credono forse in un caffè-concerto?
Tirandosi un
po' in disparte il Padre, con una certa costernazione:
Ma dica un po', è pazza?
Il padre
No, che pazza! È peggio!
La figliastra (subito accorrendo al Capocomico)
Peggio! Peggio! Eh altro, signore! Peggio! Senta, per favore: ce lo faccia rappresentar subito, questo dramma, perché vedrà che a un certo punto, io - quando questo amorino qua
prenderà per
mano la Bambina che se ne starà presso la Madre e la porterà davanti al
Capocomico
vede com'è bellina?
la prenderà
in braccio e la bacerà
cara! cara!
La rimetterà
a terra e aggiungerà, quasi senza volere, commossa:
ebbene, quando quest'amorino qua, Dio la toglierà d'improvviso a quella povera madre: e quest'imbecillino qua
spingerà
avanti il Giovinetto, afferrandolo per una manina sgarbatamente
farà la più grossa delle corbellerie, proprio da quello stupido che è
lo ricaccerà
con una spinta verso la Madre
allora vedrà che io prenderò il volo! Sissignore! prenderò il volo! il volo! E non mi par l'ora, creda, non mi par l'ora! Perché, dopo quello che è avvenuto di molto intimo tra me e lui
indicherà il
Padre con un orribile ammiccamento
non posso più vedermi in questa compagnia, ad assistere allo strazio di quella madre per quel tomo là
indicherà il
Figlio
lo guardi! lo guardi! indifferente, gelido lui, perché è il figlio legittimo, lui! pieno di sprezzo per me, per quello là,
indicherà il
Giovinetto
per quella creaturina; ché siamo bastardi - ha capito? bastardi.
Si avvicinerà
alla Madre e l'abbraccerà.
E questa povera madre - lui - che è la madre comune di noi tutti - non la vuol riconoscere per madre anche sua - e la considera dall'alto in basso, lui, come madre soltanto di noi tre bastardi - vile!
Dirà tutto
questo, rapidamente, con estrema eccitazione e arrivata al "vile"
finale, dopo aver gonfiato la voce sul "bastardi", lo pronunzierà
piano, quasi sputandolo.
La madre (con infinita angoscia al Capocomico)
Signore, in nome di queste due creaturine, la supplico...
si sentirà
mancare e vacillerà
oh Dio mio...
Il padre (accorrendo a sorreggerla con quasi tutti gli Attori sbalorditi e costernati).
Per carità una sedia, una sedia a questa povera vedova!
Gli attori (accorrendo)
- Ma è dunque vero? - Sviene davvero?
Il capocomico
Qua una sedia, subito!
Uno degli
Attori offrirà una sedia; gli altri si faranno attorno premurosi. La Madre,
seduta, cercherà d'impedire che il Padre le sollevi il velo che le nasconde la
faccia.
Il padre
La guardi, signore, la guardi...
La madre
Ma no, Dio, smettila!
Il padre
Lasciati vedere!
Le solleverà
il velo.
La madre (alzandosi e recandosi le mani al volto, disperatamente).
Oh, signore, la supplico d'impedire a quest'uomo di ridurre a effetto il suo proposito, che per me è orribile!
Il capocomico (soprappreso, stordito)
Ma io non capisco più dove siamo, né di che si tratti!
Al Padre:
Questa è la sua signora?
Il padre (subito)
Sissignore, mia moglie!
Il capocomico
E com'è dunque vedova, se lei è vivo?
Gli Attori
scaricheranno tutto il loro sbalordimento in una fragorosa risata.
Il padre (ferito, con aspro risentimento)
Non ridano! Non ridano così, per carità! È appunto questo il suo dramma, signore. Ella ebbe un altro uomo. Un altro uomo che dovrebbe esser qui!
La madre (con un grido)
No! No!
La figliastra
Per sua fortuna è morto: da due mesi, glie l'ho detto. Ne portiamo ancora il lutto, come vede.
Il padre
Ma non è qui, veda, non già perché sia morto. Non è qui perché - la guardi, signore, per favore, e lo comprenderà subito! - Il suo dramma non potè consistere nell'amore di due uomini, per cui ella, incapace, non poteva sentir nulla - altro, forse, che un po' di riconoscenza (non per me: per quello!) - Non è una donna, è una madre! - E il suo dramma - (potente, signore, potente!) consiste tutto, difatti, in questi quattro figli dei due uomini ch'ella ebbe.
La madre
Io, li ebbi? Hai il coraggio di dire che fui io ad averli, come se li avessi voluti? Fu lui, signore! Me lo diede lui, quell'altro, per forza! Mi costrinse, mi costrinse ad andar via con quello!
La figliastra (di scatto, indignata)
Non è vero!
La madre (sbalordita)
Come non è vero?
La figliastra
Non è vero! Non è vero!
La madre
E che puoi saperne tu?
La figliastra
Non è vero!
Al
Capocomico:
Non ci creda! Sa perché lo dice? Per quello lì
indicherà il
Figlio
lo dice! Perché si macera, si strugge per la noncuranza di quel figlio lì, a cui vuol dare a intendere che, se lo abbandonò di due anni, fu perché lui
indicherà il
Padre
la costrinse.
La madre (con forza)
Mi costrinse, mi costrinse, e ne chiamo Dio in testimonio!
Al
Capocomico:
Lo domandi a lui
indicherà il
marito
se non è vero! Lo faccia dire a lui!...Lei
indicherà la
Figlia
non può saperne nulla.
La figliastra
So che con mio padre, finché visse, tu fosti sempre in pace e contenta.
Negalo, se puoi!
La madre
Non lo nego, no...
La figliastra
Sempre pieno d'amore e di cure per te!
Al
Giovinetto, con rabbia:
Non è vero? Dillo! Perché non parli, sciocco?
La madre
Ma lascia questo povero ragazzo! Perché vuoi farmi credere un'ingrata, figlia? Io non voglio mica offendere tuo padre! Ho risposto a lui, che non per mia colpa né per mio piacere abbandonai la sua casa e mio figlio!
Il padre
È vero, signore. Fui io.
Pausa.
Il primo attore (ai suoi compagni)
Ma guarda che spettacolo!
La prima attrice
Ce lo danno loro, a noi!
L'attor giovane
Una volta tanto!
Il capocomico (che comincerà a interessarsi vivamente)
Stiamo a sentire! stiamo a sentire!
E così
dicendo, scenderà per una delle scalette nella sala e resterà in piedi davanti
al palcoscenico, come a cogliere, da spettatore, l'impressione della scena.
Il figlio (senza muoversi dal suo posto, freddo, piano, ironico)
Sì, stiano a sentire che squarcio di filosofia, adesso! Parlerà loro del Demone dell'Esperimento.
Il padre
Tu sei un cinico imbecille, e te l'ho detto cento volte!
Al Capocomico
già nella sala:
Mi deride, signore, per questa frase che ho trovato in mia scusa.
Il figlio (sprezzante)
Frasi.
Il Padre
Frasi! Frasi! Come se non fosse il conforto di tutti, davanti a un fatto che non si spiega, davanti a un male che si consuma, trovare una parola che non dice nulla, e in cui ci si acquieta!
La figliastra
Anche il rimorso, già! sopra tutto.
Il padre
Il rimorso? Non è vero; non l'ho acquietato in me soltanto con le parole.
La figliastra
Anche con un po' di danaro, sì, sì, anche con un po' di danaro! Con le cento lire che stava per offrirmi in pagamento, signori!
Movimento
d'orrore degli Attori.
Il figlio (con disprezzo alla sorellastra)
Questo è vile!
La figliastra
Vile? Erano là, in una busta cilestrina sul tavolino di mogano, là nel retrobottega di Madama Pace. Sa, signore? una di quelle Madame che con la scusa di vendere "Robes et Manteaux" attirano nei loro "ateliers" noi ragazze povere, di buona famiglia.
Il figlio
E s'è comperato il diritto di tiranneggiarci tutti, con quelle cento lire che lui stava per pagare, e che per fortuna non ebbe poi motivo - badi bene - di pagare.
La figliastra
Eh, ma siamo stati proprio lì lì, sai!
Scoppia a
ridere.
La madre (insorgendo)
Vergogna, figlia! Vergogna!
La figliastra (di scatto)
Vergogna? È la mia vendetta! Sto fremendo, signore, fremendo di viverla, quella scena! La camera... qua la vetrina dei mantelli; là, il divano-letto; la specchiera; un paravento; e davanti la finestra, quel tavolino di mogano con la busta cilestrina delle cento lire. La vedo! Potrei prenderla! Ma lor signori si dovrebbero voltare: son quasi nuda! Non arrossisco più, perché arrossisce lui adesso!
Indicherà il
Padre.
Ma vi assicuro ch'era molto pallido, molto pallido in quel momento!
Al
Capocomico:
Creda a me, signore!
Il capocomico
Io non mi raccapezzo più!
Il Padre
Sfido! Assaltato così! Imponga un po' d'ordine, signore, e lasci che parli io, senza prestare ascolto all'obbrobrio, che con tanta ferocia costei le vuol dare a intendere di me, senza le debite spiegazioni.
La figliastra
Qui non si narra! qui non si narra!
Il padre
Ma io non narro! voglio spiegargli.
La figliastra
Ah, bello, sì! A modo tuo!
Il
Capocomico, a questo punto, risalirà sul palcoscenico per rimettere l'ordine.
Il padre
Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sè, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo d'intenderci; non c'intendiamo mai! Guardi la mia pietà, tutta la mia pietà per questa donna
indicherà la
Madre
è stata assunta da lei come la più feroce delle crudeltà.
La madre
Ma se m'hai scacciata!
Il padre
Ecco, la sente? Scacciata! Le è parso ch'io l'abbia scacciata!
La madre
Tu sai parlare; io non so...Ma creda, signore, che dopo avermi sposata... chi sa perché! (ero una povera, umile donna...)
Il padre
Ma appunto per questo, per la tua umiltà ti sposai, che amai in te, credendo...
S'interromperà
alle negazioni di lei; aprirà le braccia, in atto disperato, vedendo
l'impossibilità di farsi intendere da lei, e si rivolgerà al Capocomico:
No, vede? Dice di no! Spaventevole, signore, creda, spaventevole, la sua
si picchierà
sulla fronte
sordità, sordità mentale! Cuore, sì, per i figli! Ma sorda, sorda di cervello, sorda, signore, fino alla disperazione!
La figliastra
Sì, ma si faccia dire, ora, che fortuna è stata per noi la sua intelligenza.
Il padre
Se si potesse prevedere tutto il male che può nascere dal bene che crediamo di fare!
A questo
punto la Prima Attrice, che si sarà macerata vedendo il Primo Attore civettare
con la Figliastra, si farà avanti e domanderà al Capocomico:
La prima attrice
Scusi, signor Direttore, seguiterà la prova?
Il capocomico
Ma sì! ma sì! Mi lasci sentire adesso!
L'attor Giovane
È un caso così nuovo!
L'attrice giovane
Interessantissimo!
La prima attrice
Per chi se n'interessa!
E lancerà
un'occhiata al Primo Attore.
Il capocomico (al Padre)
Ma bisogna che lei si spieghi chiaramente.
Si metterà a
sedere.
Il padre
Ecco, sì. Veda, signore, c'era con me un pover'uomo, mio subalterno, mio segretario, pieno di devozione, che se la intendeva in tutto e per tutto con
indicherà la
Madre
senz'ombra di male - badiamo! - buono, umile come lei, incapaci l'uno e l'altra, non che di farlo, ma neppure di pensarlo, il male!
La figliastra
Lo pensò lui, invece, per loro - e lo fece!
Il padre
Non è vero! Io intesi di fare il loro bene - e anche il mio, sì, lo confesso! Signore, ero arrivato al punto che non potevo dire una parola all'uno o all'altra, che subito non si scambiassero tra loro uno sguardo d'intelligenza; che l'una non cercasse subito gli occhi dell'altro per consigliarsi, come si dovesse prendere quella mia parola, per non farmi arrabbiare. Bastava questo, lei lo capisce, per tenermi in una rabbia continua, in uno stato di esasperazione intollerabile!
Il capocomico
E perché non lo cacciava via, scusi, quel suo segretario?
Il padre
Benissimo! Lo cacciai difatti, signore! Ma vidi allora questa povera donna restarmi per casa come sperduta, come una di quelle bestie senza padrone, che si raccolgono per carità.
La madre
Eh, sfido!
Il padre (subito, voltandosi a lei, come per prevenire)
figlio, è vero?
La madre
Mi aveva tolto prima dal petto il figlio, signore.
Il padre
Ma non per crudeltà! Per farlo crescere sano e robusto, a contatto della terra!
La figliastra (additandolo, ironica)
E si vede!
Il padre (subito)
Ah, è anche colpa mia, se poi è cresciuto così? Lo avevo dato a balia, signore, in campagna, a una contadina, non parendomi lei forte abbastanza, benché di umili natali. È stata la stessa ragione, per cui avevo sposato lei. Ubbie, forse; ma che ci vuol fare? Ho sempre avuto di queste maledette aspirazioni a una certa solida sanità morale!
La
Figliastra, a questo punto, scoppierà di nuovo a ridere fragorosamente.
Ma la faccia smettere! È insopportabile!
Il capocomico
La smetta! Mi lasci sentire, santo Dio!
Subito, di
nuovo, alla riprensione del Capocomico, ella resterà come assorta e lontana,
con la risata a mezzo. Il Capocomico ridiscenderà dal palcoscenico per cogliere
l'impressione della scena.
Il padre
Io non potei più vedermi accanto questa donna.
Indicherà la
Madre.
Ma non tanto, creda, per il fastidio, per l'afa - vera afa - che ne avevo io, quanto per la pena - una pena angosciosa - che provavo per lei.
La madre
E mi mandò via!
Il padre
Ben provvista di tutto, a quell'uomo, sissignore, - per liberarla di me!
La madre
E liberarsi lui!
Il padre
Sissignore, anch'io - lo ammetto! E n'è seguito un gran male. Ma a fin di bene io lo feci... e più per lei che per me: lo giuro!
Incrocerà le
braccia sul petto; poi, subito, rivolgendosi alla Madre:
Ti perdei mai d'occhio, dì, ti perdei mai d'occhio, finché colui non ti portò via, da un giorno all'altro, a mia insaputa, in un altro paese, scioccamente impressionato di quel mio interessamento puro, puro, signore, creda, senza il minimo secondo fine. M'interessai con una incredibile tenerezza della nuova famigliuola che le cresceva. Glielo può attestare anche lei!
Indicherà la
Figliastra.
La figliastra
Eh, altro! Piccina piccina, sa? con le treccine sulle spalle e le mutandine più lunghe della gonna - piccina così - me lo vedevo davanti al portone della scuola, quando ne uscivo. Veniva a vedermi come crescevo.
Il padre
Questo è perfido! Infame!
La figliastra
No, perché?
Il padre
Infame! Infame!
Subito,
concitatamente, al Capocomico, in tono di spiegazione:
La mia casa, signore, andata via lei,
indicherà la
Madre
mi parve subito vuota. Era il mio incubo; ma me la riempiva! Solo, mi ritrovai per le stanze come una mosca senza capo. Quello lì,
indicherà il
Figlio
allevato fuori - non so - appena ritornato in casa, non mi parve più mio. Mancata tra me e lui la madre, è cresciuto per sè, a parte, senza nessuna relazione né affettiva né intellettuale con me. E allora (sarà strano, signore, ma è così), io fui incuriosito prima, poi man mano attratto verso la famigliuola di lei, sorta per opera mia: il pensiero di essa cominciò a riempire il vuoto che mi sentivo attorno. Avevo bisogno, proprio bisogno di crederla in pace, tutta intesa alle cure più semplici della vita, fortunata perché fuori e lontana dai complicati tormenti del mio spirito. E per averne una prova, andavo a vedere quella bambina all'uscita della scuola.
La figliastra
Già! Mi seguiva per via: mi sorrideva e, giunta a casa, mi salutava con la mano - così! Lo guardavo con tanto d'occhi, scontrosa. Non sapevo chi fosse! Lo dissi alla mamma. E lei dovette subito capire ch'era lui.
La Madre farà
cenno di sì col capo.
Dapprima non volle mandarmi più a scuola, per parecchi giorni. Quando ci tornai, lo rividi all'uscita - buffo! - con un involtone di carta tra le mani. Mi s'avvicinò, mi carezzò; e trasse da quell'involto una bella, grande paglia di Firenze con una ghirlandina di roselline di maggio - per me!
Il capocomico
Ma tutto questo è racconto, signori miei!
Il figlio (sprezzante)
Ma sì, letteratura! letteratura!
Il padre
Ma che letteratura! Questa è vita, signore! Passione!
Il capocomico
Sarà! Ma irrappresentabile!
Il padre
D'accordo, signore! Perché tutto questo è antefatto. E io non dico di rappresentar questo. Come vede, infatti, lei
indicherà la
Figliastra
non è più quella ragazzetta con le treccine sulle spalle
La figliastra
e le mutandine fuori della gonna!
Il padre
Il dramma viene adesso, signore! Nuovo, complesso.
La figliastra (cupa, fiera, facendosi avanti)
Appena morto mio padre.
Il padre (subito, per non darle tempo di parlare)
...la miseria, signore! Ritornano qua, a mia insaputa, per la stolidaggine di lei.
Indicherà la
Madre.
Sa scrivere appena; ma poteva farmi scrivere dalla figlia, da quel ragazzo, che erano in bisogno!
La madre
Mi dica lei, signore, se potevo indovinare in lui tutto questo sentimento.
Il padre
Appunto questo è il tuo torto, di non aver mai indovinato nessuno dei miei sentimenti!
La madre
Dopo tanti anni di lontananza, e tutto ciò che era accaduto...
Il padre
E che è colpa mia, se quel brav'uomo vi portò via così?
Rivolgendosi
al Capocomico:
Le dico, da un giorno all'altro...perché aveva trovato fuori non so che collocamento. Non mi fu possibile rintracciarli; e allora per forza venne meno il mio interessamento, per tanti anni. Il dramma scoppia, signore, impreveduto e violento, al loro ritorno; allorché io, purtroppo, condotto dalla miseria della mia carne ancora viva...Ah, miseria, miseria veramente, per un uomo solo, che non abbia voluto legami avvilenti; non ancor tanto vecchio da poter fare a meno della donna, e non più tanto giovane da poter facilmente e senza vergogna andarne in cerca! Miseria? che dico! orrore, orrore: perché nessuna donna più gli può dare amore. - E quando si capisce questo, se ne dovrebbe fare a meno... Mah! Signore, ciascuno - fuori, davanti agli altri - è vestito di dignità: ma dentro di sè sa bene tutto ciò che nell'intimità con se stesso si passa, d'inconfessabile. Si cede, si cede alla tentazione; per rialzarcene subito dopo, magari, con una gran fretta di ricomporre intera e solida, come una pietra su una fossa, la nostra dignità, che nasconde e seppellisce ai nostri stessi occhi ogni segno e il ricordo stesso della vergogna. È così di tutti! Manca solo il coraggio di dirle, certe cose!
La figliastra
Perché quello di farle, poi, lo hanno tutti!
Il padre
Tutti! Ma di nascosto! E perciò ci vuol più coraggio a dirle! Perché basta che uno le dica - è fatta! - gli s'appioppa la taccia di cinico. Mentre non è vero, signore: è come tutti gli altri; migliore, migliore anzi, perché non ha paura di scoprire col lume dell'intelligenza il rosso della vergogna, là, nella bestialità umana, che chiude sempre gli occhi per non vederlo. La donna - ecco - la donna, infatti, com'è? Ci guarda, aizzosa, invitante. La afferri! Appena stretta, chiude subito gli occhi. È il segno della sua dedizione. Il segno con cui dice all'uomo: "Accecati, io son cieca!".
La figliastra
E quando non li chiude più? Quando non sente più il bisogno di nascondere a se stessa, chiudendo gli occhi, il rosso della sua vergogna, e invece vede, con occhi ormai aridi e impassibili, quello dell'uomo, che pur senz'amore s'è accecato? Ah, che schifo, allora che schifo di tutte codeste complicazioni intellettuali, di tutta codesta filosofia che scopre la bestia e poi la vuol salvare, scusare...Non posso sentirlo, signore! Perché quando si è costretti a "semplificarla" la vita - così, bestialmente - buttando via tutto l'ingombro "umano" d'ogni casta aspirazione, d'ogni puro sentimento, idealità, doveri, il pudore, la vergogna, niente fa più sdegno e nausea di certi rimorsi: lagrime di coccodrillo!
Il capocomico
Veniamo al fatto, veniamo al fatto, signori miei! Queste son discussioni!
Il padre
Ecco, sissignore! Ma un fatto è come un sacco: vuoto, non si regge. Perché si regga, bisogna prima farci entrar dentro la ragione e i sentimenti che lo han determinato. Io non potevo sapere che, morto là quell'uomo, e ritornati essi qua in miseria, per provvedere al sostentamento dei figliuoli, ella
indicherà la
Madre
si fosse data attorno a lavorare da sarta, e che giusto fosse andata a prender lavoro da quella... da quella Madama Pace!
La figliastra
Sarta fina, se lor signori lo vogliono sapere! Serve in apparenza le migliori signore, ma ha tutto disposto, poi, perché queste migliori signore servano viceversa a lei...senza pregiudizio delle altre così così!
La madre
Mi crederà, signore, se le dico che non mi passò neppur lontanamente per il capo il sospetto che quella megera mi dava lavoro perché aveva adocchiato mia figlia...
La figliastra
Povera mamma! Sa, signore, che cosa faceva quella lì, appena le riportavo il lavoro fatto da lei? Mi faceva notare la roba che aveva sciupata, dandola a cucire a mia madre; e diffalcava, diffalcava. Cosicché, lei capisce, pagavo io, mentre quella poverina credeva di sacrificarsi per me e per quei due, cucendo anche di notte la roba di Madama Pace!
Azione ed
esclamazioni di sdegno degli Attori.
Il capocomico (subito)
E là, lei, un giorno, incontrò-
La figliastra (indicando il Padre)
- lui, lui, sissignore! vecchio cliente! Vedrà che scena da rappresentare!
Superba!
Il padre
Col sopravvenire di lei, della madre
La figliastra (subito, perfidamente)
- quasi a tempo! -
Il padre (gridando)
- no, a tempo, a tempo! Perché, per fortuna, la riconosco a tempo! E me li riporto tutti a casa, signore! Lei s'immagini, ora, la situazione mia e la sua, una di fronte all'altro: ella, così come la vede; e io che non posso più alzarle gli occhi in faccia!
La figliastra
Buffissimo! Ma possibile, signore, pretendere da me - "dopo" - che me ne stessi come una signorinetta modesta, bene allevata e virtuosa, d'accordo con le sue maledette aspirazioni "a una solida sanità morale"?
Il padre
Il dramma per me è tutto qui, signore: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi - veda - si crede "uno" ma non è vero: è "tanti", signore, "tanti", secondo tutte le possibilità d'essere che sono in noi: "uno" con questo, "uno" con quello - diversissimi! E con l'illusione, intanto, d'esser sempre "uno per tutti", e sempre "quest'uno" che ci crediamo, in ogni nostro atto. Non è vero! non è vero! Ce n'accorgiamo bene, quando in qualcuno dei nostri atti, per un caso sciaguratissimo, restiamo all'improvviso come agganciati e sospesi: ci accorgiamo, voglio dire, di non esser tutti in quell'atto, e che dunque una atroce ingiustizia sarebbe giudicarci da quello solo, tenerci agganciati e sospesi, alla gogna, per una intera esistenza, come se questa fosse assommata tutta in quell'atto! Ora lei intende la perfidia di questa ragazza? M'ha sorpreso in un luogo, in un atto, dove e come non doveva conoscermi, come io non potevo essere per lei; e mi vuol dare una realtà, quale io non potevo mai aspettarmi che dovessi assumere per lei, in un momento fugace, vergognoso, della mia vita! Questo, questo, signore, io sento sopratutto. E vedrà che da questo il dramma acquisterà un grandissimo valore. Ma c'è poi la situazione degli altri! Quella sua.. .
indicherà il
Figlio.
Il figlio (scrollandosi sdegnosamente)
Ma lascia star me, ché io non c'entro!
Il padre
Come non c'entri?
Il figlio
Non c'entro, e non voglio entrarci, perché sai bene che non son fatto per figurare qua in mezzo a voi!
La figliastra
Gente volgare, noi! - Lui, fino! - Ma lei può vedere, signore, che tante volte io lo guardo per inchiodarlo col mio disprezzo, e tante volte egli abbassa gli occhi - perché sa il male che m'ha fatto.
Il figlio (guardandola appena)
Io?
La figliastra
Tu! tu! Lo devo a te, caro, il marciapiedi! a te!
Azione
d'orrore degli Attori.
Vietasti, sì o no, col tuo contegno - non dico l'intimità della casa - ma quella carità che leva d'impaccio gli ospiti? Fummo gli intrusi, che venivamo a invadere il regno della tua "legittimità"! Signore, vorrei farlo assistere a certe scenette a quattr'occhi tra me e lui! Dice che ho tiranneggiato tutti. Ma vede? E stato proprio per codesto suo contegno, se mi sono avvalsa di quella ragione ch'egli chiama "vile"; la ragione per cui entrai nella casa di lui con mia madre - che è anche sua madre - da padrona!
Il figlio (facendosi avanti lentamente)
Hanno tutti buon giuoco, signore, una parte facile tutti contro di me. Ma lei s'immagini un figlio, a cui un bel giorno, mentre se ne sta tranquillo a casa, tocchi di veder arrivare, tutta spavalda, così, "con gli occhi alti", una signorina che gli chiede del padre, a cui ha da dire non so che cosa; e poi la vede ritornare, sempre con la